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restringendo,finalmente viene a chiudersi:copresi allora la cima con alcuni làscetti,pei' difendere dalle piogge le capsule chenelle sommità resterebbero esposte. Sequesto mucchio si la con diligenza il linosi preserva nell’ interno dalle piogge, emolto si difende anche esternamente ingrazia della figura del monte.
Subito terminato di legare 1 fascetti sicaricano sopra un carro, avvertendo di nonrompere i legami, e di condurli a casa inore che non prendano umidità. Se il linopoi fosse stato in mucchio a causa dellepiogge, bisogna prima di condurlo a casache i Tascetti esterni sieno ben secchi. Chese 1 ’ acqua fosse penetrata sino nell’ in-terno del mucchio, conviene disfarlo eporre i fascetti in piedi. Se in fine il linofosse bagnato anche dentro ai fascetti, è ne-cessario slegarli ed allargare il lino comesi è detto. Tali diligenze non si raccoman-dano mai abbastanza, perchè il lino esseredee hen secco prima di condurlo a casa.
Il sito migliore da collocare i fascetti èil fenile od altro luogo del pari asciutto,in cui non possa da parte alcuna penetra-re umidità.
Se nel porre sul fenile i fascetti se netrovassero alcuni non allatto asciutti, simettono da parte, ed in fine si collocanoal di sopra di tutti, perchè facilmente pos-sano asciugarsi, senza comunicare umiditàal resto del lino già secco ; il che succede-rebbe-se fossero posti tra mezzo agli al-tri fascetti asciutti e secchi. Tutte questediligenze sono necessarie, acciocché il li-no non fermenti e deperisca.
Se sullo stesso fenile si dovessero collo-care fascetti di lino coltivato in terreni dif-ferenti, è necessario tenerli sempre sepa-rati. Così pure il lino sottile si dee tenerseparalo dal grossolano, quello che si ècoricato da quello eh’ è rimasto in piedi,quello che ha sofferto piogge in fascette sulcampo, quello coltivato in terreni morbidiSu,,pi. Dii. Tccn. T. XVIII.
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da quello coltivato in terreni perfetti. Que-sti lini, differenti per natura o per varietàdella stagione, vogliono un bagno diffe-rente, sicché regolandosi a norma del linoperfetto che si trovasse confuso col menoperfetto, questo si perderebbe affatto ; al-1 ’ opposto volendo salvare il cattivo, simanderebbe a male il lino buono. Tuttociò che si è detto a questo proposito sidee intendere di que’ casi, ne’ quali vi siada governare una quantità di lino nonpiccola ; perchè se si trattasse di pochi fa-scelti, sarebbero superflue queste diligenze.
Condotto il lipo ben secco a casa, pó-stolo sul fenile, si dee lasciarlo in riposoper io o i5 giorni prima di battere lasemenza. In questo tempo i semi si perfe-zionano, acquistano un colore di castagnochiaro e divengono lucidi.
Quando il lino è ben secco, scelta unagiornata calda ed asciutta, si attende a se-pararne il seme, il che si fa in Vari modi.Il seguente è di tutti il più semplice. Sco-pata bene l’aia;, ogni' donna vi porta circaventi fasci o covoni di lino ; gli slega edistende le brancate di cui i fasci sonocomposti sull’ aia, voltando sempre le ci-me a mezzodì ; ciò fatto, prepara sotto ilportico vicino od in altro luogo opportu-no una tavola quadrilunga, con forti piedie coperchio grosso, chiamata zocco o de-sco, ed una mazzuola di legno forte, benlevigata e piana da una parte. Dopo che illino è stato alcune ore al sole, ne pigliauna brancata, la pone sulla tavola,, lastende tenendo il seme del lino sopradi essa, e con la sinistra segue ad allar-garla, mentre batte, e ribatte con la maz-zuola, volgarmente detta sbagolaruolo ,tenuta nella destra, rivoltando sino a tan-to che sono schiacciale tutte le capsule, estaccata tutta la buccia che contiene il se-me, il quale cade sul terreno davanti allatavola. Continua ogni donna il suo lavorocon tale metodo fino quasi a sera, ed ulti—a 7