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gnoso o fibra vegetale fragile , che formala parte interna o la massa degli steli. Sicalcola che la proporzione della resina siadi 4 grossi e 18 grani, e quella della gom-ma di 3 oncie e 3 grossi e mezzo per ognilibbra, il resto essendo fibre filabili e le-gnose. Lo scopo della macerazione si èdistruggere e levare la vernice gommo-rc-sinosa che copre gli steli del lino, nonchéla materia che agglutina insieme le suefibre testili, a fine di staccare queste dallegnoso e di separarle fra loro, per formar-ne come un fascio di fili. Le migliori so-stanze per disciogliere questo glutine sa-rebbero F alcole, gli alcali, il sapone, lacalce o gli acidi ; ma la maggior parte diesse o sono troppo costose per usarsi ingrande, o attaccano troppo facilmente lefibre stesse, alterandone la forza. Si puòtuttavia ottenere lo stesso risultamento conla fermentazione onde è suscettibile laparte gommosa e con la sua azione sullaparte resinosa che ridotta viene in fram-menti così piccoli che più non hanno fa-coltàagglutinante. La macerazione è adun-que un’ opera affatto chimica e si fa invarii modi, come vedremo, ma più ordina-riamente tuffando i fasci del lino in fossepiene di acqua, nel qual caso riesce piùfacile seguire F andamento dei fenomeni,i quali si osservano essere i seguenti :
1. ° L’ acqua comincia dall 1 intorbidarsi ;
2 . ° Svolgonsi bolle d’ acido carbonico ;
3. L 1 acqua si colora ; 4 -° Acquista unareazione acida per cui arrossa la carta ditornasole ; 5.° L’ acido scompare e svol-gonsi bolle di un gas di odore acuto ecadaverico, le quali al mescersi con F ariaatmosferica possono infiammarsi, avvici-nandovi un corpo acceso; 6.° Finalmente,F acqua restituisce il colore azzurro allacarta di tornasole arrossata dagli acidi, ma-nifestando così gli indizii di un alcali libe-ro, che trovasi essere della natura dell’am-moniaca. Vi hanno quindi tre specie di
Lino
fermentazione, la prima insensibile, la se-conda acetosa, la terza putrida e alcalina.Queste fermentazioni sono ritardate o acce-lerate dal freddo o dal caldo, più forti epiù pronte nelle acque stagnanti e pocoabbondevole meno nei ruscelli e nei fiumi.Le masse grandi di lino sono bensì mace-rate più presto delle piccole, ma non viè che il glutine, il quale in esse contengagli elementi della fermentazione ; questo siumetta, si ammollisce, si gonfia, come qua-lunque altra mucilaggine nello stesso caso.Se questa materia fosse portata via, dimano in mano che va sciogliendosi, nonavrebbe luogo la fermentazione, e questoè il motivo della poca attività che ha lamacerazione nelle acque correnti ; a simileinconveniente si opporle nondimeno la par-ticolare costruzione dei fastelli, i quali resta-no allora più fitti e più caricati di sassi, diquelli nelle acque morte. Quella parte delglutine, rinchiusa ancora nella scorza, chela distende e F attacca per tutti i versi, vasoggetta alla fermentazione, e produce idiversi gas di cui si è parlato, secondo igradi della fermentazione medesima. Ognimucilaggine già fermentata perde la suaglutinosità, e diventa acida prima di mar-cire, ed in tale stato forma un mestruoatto a disciogliere le resine. Le cime dellino sono ancora glutinose, quando pe-gli steli la macerazione è perfetta ; questaparte è forse la più resinosa, ed essendodi più collocata più distante del centrodella fermentazione, ha provato meno ilmovimento intestino che assottiglia e me-sce i principii. Sono queste osservazionisenza dubbio che determinarono gli Olan-desi a mettere della felce tra gli strati deiloro fastelli di lino, per facilitare ed acce-lerare la fermentazione.
Da quanto si è detto sull’ utilità dellefoglie per affrettare la fermentazione, esulla resistenza maggiore dell’ estremitàdegli steli alla sua azione, conchiudere si