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del bagno stesso, con le avvertenze che sinoteranno, sino al levare del sole dellamattina seguente. Se mostrasse d’ esseremacerato dopo mezzodì, si cava subito dalbagno. Se per accidente il bagno non aves-se tutte le indicate precauzioni, ed il linofosse prossimo ad essere macerato, e vifossero minacce di temporale che potesseintorbidare 1’ acqua del bagno e raffred-darla, i mazzi si cavano dal bagno subito,per difenderli dal lezzo. Se accadesse que-sto di notte e si potesse prevenire il tem-porale, si cavano i mazzi, e si lasciano sul-la sponda sino alla mattina seguente. 11 linod’ ordinario si cava dal bagno una o dueore dopo mezzodì del giorno che si sco-pre macerato. Si avverta per altro chequesto non è un momento fisso, dovendosivariare secondo le circostanze del lino edelle giornate. L' agricoltore deve essereprudente , poiché succedono circostanzenon prevedute ; e quindi esser dee cir-cospetto per rilevare le favorevoli e lecontrarie, per abbracciar le prime e ri-muovere le seconde, che possono decideredella riuscita.
Se mentre il lino è in bagno s’incon-trassero feste successive, sicché lasciando-velo in esse tutte quelle giornate si mace-rasse soverchiamente, ovvero se si preve-desse che i giorni vegnenti fossero per darepioggia, si cava il lino dal bagno, sebbenenon fosse perfettamente macerato. Le suc-cessive operazioni suppliscono al bagno,nel modo che si dirà più sotto. Se il tem-po fosse bello e costante, si lascia il linoin bagno quanto conviene, aspettando ilsegno indicato.
La macerazione è il mezzo principale difar istaccare le fibre dal cannello. Quandoil lino non è macerato a dovere, è difficileliberarlo dalle lische, ed alle volte non è;possibile, sicché sforzando le fibre si strac-ciano e si fa gran perdita del prodotto.Alcuni si persuadono di farle staccare
Liso
col sole o col forno. Questi sono mezzidi rovinarlo ; perchè lavorando il linocosì caldo si straccia e va in mille pezzi.Per liberare il lino marzuolo dalle lische,sono a proposito le giornate umide e si-roccali. Col troppo sole b col caldo delforno le fibre si abbrustoliscono, non sistaccano. L’ acqua scioglie la colla, il solela indurisce ; quindi non è possibile otte-nere il fine con un mezzo che vi si op-pone.
Mezz’ ora prima di levare i mazzi dalbagno si voltano, perchè la parte che erasopra 1’ acqua si lavi. Se nel momento dicavare i mazzi dal bagno l’acqua fosse ab-bassata in modo che riuscisse difficile le-varli, si chiude la chiavica H (fig. i),ovvero la bocca n (fig. 2 ), acciocché l’acquasi alzi, ed i mazzi sieno a portata diessere comoJamente slegati, stando l’ope-ratore sulla sponda della fossa.
Per cavare il lino dal bagno con la for-ca, 1’ operaio tira il mazzo alla sponda,scioglie il legame stando il mazzo semprein acqua, e badando di non rompere oslegare i fascetti. Conficca la forca vicinoal legame del primo fascetto, con essaIo separa dagli altri alzandolo, e lascian-do scolare 1’ acqua sopra la fossa dellostesso bagno ; ciò fatto, lo getta sull’ erba,se il bagno fosse contiguo ad un prato,e se tale non fosse il sito, lo getta su diuno strato di paglia o di strame, da cuinon possa il lino contrarre alcuna immon-dezza, il che osservar deesi con tutto loscrupolo. Lo stesso far conviene degli altrifascetti, formando presso la riva un muc-chio, che per circa due ore si lascia scola-re dall’ acqua, badando di non rompere ilegami.
Si è questo il metodo più generalmente! usato fra noi, come pure con piccole mo-dificazioni nei Paesi-Bassi , nel Norte del-1’ Alemagna ed in quei dipartimenti dellaFrancia dove coltivasi il lino ma; in alcuni