Lino
razione presso i fiumi, che abbiano acquadolce, poca e non ferruginosa. Il suolo incui si scava questo maceratoio non deeneppur esso contenere ocra o particelle diferro, poiché queste sostanze danno al linouna tinta che non può più essergli tolta.
Si hanno accidenti analoghi con un ma-ceratoio scavato di fresco, oppure adope-rato più volte di seguito senza nettarlo.Alcune settimane prima di far uso di unnuovo maceratoio gioverà empirlo di a-qua, ed avanti di porvi il lino vuotarlo,nettarlo e riempirlo con altra acqua. Ancheun maceratoio che abbia servito più voltedeve essere vuotato e nettato alla stessaguisa, levandone tutta la melma depostasial fondo ; se non si può disporre che diun’ acqua cruda, se ne riempie il macera-toio e lasciasi in quiete esposta al sole perqualche tempo innanzi di immergervi illino, poi vi si getta con precauzione unpo’ di sabbia fina, che copre le particelledepostevi e contribuisce a depurare il ma-ceratoio.
Supponendo quello in istato di tener1’ acqua esattamente, ed intonacato di ar-gilla se occorre, si dee dargli una profon-dità maggiore di un piede e della lunghez-za del lino ; non dee però oltrepassare idue metri, poiché quando è più profondo1’ acqua al basso rimane fredda, e la parteinferiore del lino tarda più della superiorea macerarvisi ; le punte mettonsi all’ insù,per la ragione adotta dal Giornale Belgio addietro indicata. La massa, legata e riu-nita col mezzo di pertiche, dee tenersi benverticale nel maceratoio, ove si affonda alpunto che occorre, con tavole, sulle qualimettonsi pesi sufficienti, perchè l’estremi-tà superiore dal lino riesca al disotto del-la superficie dell’acqua, e la parte inferio-re o le radici distanti un piede dal fondo.La capacità del maceratoio dee essere dop-pia di quella della massa del lino, affinchèla fermentazione cammiui più moderata-
Lino aag
mente. Nei maceratoi riempiti per interocon fasci di lino la fermentazione è talvol-ta attivissima, massime nei tempi caldi, mal-grado una grande vigilanza a cogliere ilpunto preciso in cui deesi levare il lino,se non si vuol che si guasti.
Nell" immergere il lino nell’ acqua, perevitare che sia a contatto con le pareti ocol fondo del maceratoio, nel qual caso isuoi steli acquisterebbero una tinta inu-guale, si può, come fecesi ad Ilohenheim,chiudere i fasci di lino da macerare in unaspecie di casse traforate, formate con regolio pertiche, che si coprono di paglia, di ta-vole e di pietre, perchè stieno sommerse.Mediante legami di paglia, fissati da qnlato agli orli del maceratoio e dall’ altroalle casse, s’impedisce che queste tocchinoil fondo o si rovescino, pei moti di ascesae discesa che provano durante la fermen-tazione.
Dovunque si possono stabilire macera-toi di muro o di terra conviene munirlidi piccole cateratte, di sostegni od altro,per introdurvi in modo lento e continuoun filetto d’ acqua, e per darle sfogo. Ab-biamo veduto praticarsi in tal guisa anchenel Cremasco. Deesi avvertire in tale pro-posito che la cateratta di introduzione deeessere posta al fondo della fossa, e quellainvece che serve allo scarico al capo op-posto, dee essere alla superficie del mace-ratoio. Se l'acqua si facesse entrare sem-plicemente alla superficie, essendo piùleggera di quella di macerazione, scole-rebbe immediatamente senza penetrare piùinnanzi o mescersi con quella. Operandoin tal guisa ottiensi la macerazione ad a-cqua corrente, essendosi verificato anchenelle esperienze di cui parliamo che que-sta, quantunque più lenta, dà fibre menocolorate e più facili ad imbianchirsi. Perconseguenza è più facile a dirigersi bene,e presenta meno pericoli per quelli chesono esposti a riceverne le emanazioni.