2 3o Lino
Si è pure trovato che il lino dà fibremolto più belle quando immergasi nei ma-ceratoi immediatamente dopo il raccolto,all’ atto cioè in cui contiene ancora tuttala sua acqua di vegetazione, senza essersiseccato.
Quando alle cure necessarie per la ma-cerazione, negli esperimenti fatti ad IIo-henheim si riconobbero i fatti seguenti.
Durante i tre primi giorni dopo la im-mersione del lino, non si ha a Air altro senon che invigilare, perchè’sia perfettamen-te coperto di acqua. Dopo tre, quattro ocinque giorni cominciano a venire a gal-la del liquido alcune bolle di gas, e quan-di} il numero di esse vedesi molto dimi-nuito conviene visitare ogni tre o quattroore il maceratoio, per esaminare se si ma-nifestino gli indizii di una macerazionecompiuta. Questi indizii stabilironsi : i,°quando uno stelo estratto da un fasciorompesi con facilità, se si cerca di piegar-lo ; 2. 0 quando lo stato fibroso può stac-carsi da un capo all’ altro dello stelo, re-stando tutti i fili uniti fra loro ; 3 .° quan-do prendendo in mano gli steli per lacima e battendo la radice 3 o 4 volte sul-l’acqua, lo strato fibroso screpola e si apre.
Quando non si mostrino questi indiziibisogna aspettare ancora alcune ore, matosto che si vedono apparire compiuta-mente è duopo affrettarsi di levare il linodal maceratoio, lavarlo all’ acqua pura amanciate, massime se provenga da un ma-ceratoio ordinario e non da uno in cas-se, a fine di lavarlo dal fango e dalla ma-teria colorante depostasi sui suoi steli. Sele località permettono di cangiare pron-tamente tutta 1’ acqua dal maceratoio, gio-verà farlo, lasciandovi il lino per alcuneore affinchè si netti e si lavi, rimanendoallora la fermentazione sospesa, nè essen-dovi pericolo che il lino si guasti.
Compiesi anche ad Hohenheim 1’ ope-razione come al solito, facendo sgocciare il
Lino
lino ed esponendolo sul prato per alcunigiorni, il numero dei quali trovossi potervariare da 3 fino a 14-
Nell’Alemagna, per evitare i danni delleacque stagnanti e pestilenziali dei macera-toi, adottossi l’apparato seguente^ dal qua-le si assicura aversi ottenuto ottimo effetto,riuscendo 1’ operazione più sollecita ed ilfilo più resistente, più flessibile e setaceo,meno colorato, ed esente da quelle pun-teggiature nere che vedesi in generale neilini macerati in acque marcite.
Il lino si fa ben seccare sinché ne ca-dano le foglie e si fenda un po’ la scorza.Quindi si stabiliscono due graticci di legnoorizzontali, l’uno sotto 1’ altro, e si metto-no su quello inferiore i fasci del lino as-sicurandoceli con ispranghe di legno, quin-di dirigesi sul graticcio superiore una ca-duta di acqua di 4 a 6 piedi, che passandoattraverso di esso viene sul lino. Si fa sco-lare questa acqua d’ora in ora, continuan-do fino a che 1’ acqua non esca più colo-rata, pel che occorrono io a 1 1 giorni. Ilgraticcio su cui sta il lino mettesi in unbacino di muro, munito di una caterattada un lato, per lo scorrimento delle acquequando occorra di rinnovarle.
Il Scheidweiler, professore di botanicae di agronomica nella scuola veterinariadi Cureghem-Lez-Bruxelles, suggerisce unmetodo particolare per la macerazione dellino e della canapa, il quale crediamo utiledi esporre, a vantaggio principalmente diquei paesi, nei quali scarseggiano le acqueopportune alla macerazione.
L’ apparato consiste in una cassa qua-dra di maggiore o minore capacità, manon mai più alta di due metri. Sul fondovi è praticato un foro, cui si adatta unturacciolo, e i4 o 16 centimetri al di so-pra trovasi un falso fondo con molti fori,che lasciano libera la comunicazione dellaparte superiore coll'inferiore.
Sul falso fondo si colloca uno strato di