Liso
messo il lino a macerare, ha trovato il dìseguente che la materia gommosa era piùperfettamente distrutta che non nelle pri-me prove, in cui la cenere si era adope-rata alla fine della macerazione.
Del resto 1’ uso della cenere non è ditutta necessità, ed anche senza si ottieneuna buona macerazione ; ma giova a to-gliere più perfettamente la materia gom-mosa, per cui il filo riesce più netto, esoggiace a minor perdita nel successivolavoro, vale a dire, produce meno stoppa.
Ma se nel passare lo stelo fra le ditala materia gommosa appare ancora verde,viscosa ed aderente allo stelo, è segno chela macerazione non è compiuta, e bisognaprotrarla sino all’ indomani.
Tre macerazioni, dice Scheidweiler, dame eseguite in questo modo e con lino econ canapa, mi fecero certo che la mace-razione riesce perfetta nello spazio di quat-tro o cinque giorni, senz’ altra cura ched’osservare l’andamento della.fermenta-zione, e versar sulla massa acqua fredda,ogni volta che la temperatura supera 3^°centigradi.
Si vede quindi che questo processo of-fre più d’ un vantaggio notabile.
i.° Si può eseguire la macerazione inogni stagione, massime quando si abbiauna stufa od un forno, per seccare il linoo la canapa.
2. 0 La durata della macerazione essendodi pochi giorni, un solo apparecchio puòservire per i coltivatori di tutto un paese.
3.° Si evitano gli effetti insalubri e dan-nosi dei processi ordinarii.
4° Il prodotto non soggiace ad altera-zione, come accade sovente coi modi usi-tati, ogni volta che la stagione avversacostringe a lasciare il lino o la canapatroppo lungamente nell’acqua o sui campi.
5.° Un solo operatore potrà d’ ora in-nanzi occuparsi della macerazione del linodi tutto un paese, e per tal modo l’opera-
Liso
zione andrà sempre più perfezionandosi,e la perdita del filo sotto forma di stoppasi farà sempre minore.
Macerazione sul prato. Questo meto-do è quello seguito in Francia , nellaLombardia, nella Maine , nel Anjò, nellaLinguadoca, in Boemia , in Moravia, nelWurtemberg, nelle Alpi , ec., e consiste nel -1’ esporre il lino per varie settimane in unprato, all’azione simultanea della rugiada,della pioggia, dell’aria e del sole. Stendesiperciò il lino in istrati sottili sull’ erbacorta d’ una prateria falciata e ben netta,ed ivi abbandonasi alla influenza degliagenti atmosferici, avendo cura di rivoltarloquando è caduta la pioggia, fino a chesia macerato abbastanza dal lato inferiore ;lo che si conosce al vedere che gli stelihanno perduto la loro elasticità, che sispezzano netti, e che lo strato fibroso stac-casi facilmente. Allora se lo volge per farlomacerare dell’altro lato, fino a che la fer-mentazione insensibile e la decomposizio-ne dei principii che coprono ed aggluti-nano i fili, permettano loro anche da quellaparte di staccarsi facilmente dal legno.Questa operazione, secondo 1’ abbondanzadella rugiada o della pioggia, la tempera-tura e lo stato sereno del cielo, la forzadel vento o la mancanza di esso, può du-rare da 3 a 5 settimane nelle circostanzepiù favorevoli, e da 6 a g nei tempi freddied asciutti. Giunta al punto conveniente,levasi al più presto il lino dopo la primabella giornata e quando è ben asciutto, perfarne piccoli manipoli che trasportansi inun granaio od in una tettoia ventilati, doverimangono fino al tempo della maciul-latura.
Non dappertutto la macerazione sulprato si fa sulla stessa maniera, ma cre-diamo inutile riferire i vari metodi seguitiper tale effetto. La maggior parte di essivennero provati e ripetuti per 4 anni diIseguito nell’ istituto agronomico di Hqhen-»