Lino
il* una forza di gran lunga maggiore, per-chè nella loro forza naturale, come li die-de il terreno, senza aver sofferta la meno-ma consunzione od alterazione, e senzaessere marciti nell’ acqua o sul prato perlavorarli. Ponendo al confronto fili lattidi lino e di canapa macerali e non mace-rati. Christian trovò che quelli non mace-rati pol larono un peso quasi di un terzomaggiore.
S’ aggiunga che il lino e la canapa nonmacerati perdono il loro colore ed in treo quadro giorni direntan finissimi e can-didissimi con una semplicissima operazionedella quale diremo in appresso. Si po-tranno aver così tele candidissime senzaricorrere ad un’imbiancatura tanto lungae dispendiosa, come quella che occorrepel lino o la canapa macerati.
Finalmente per istringer tutto in poco,con questo nuovo metodo, notava il Chri-stian , che non solo si evitano tutte leperdite ed i rischi di perdite, e tutti gliimbarazzi che seco reca necessariamente lamacerazione, ma i gravi pericoli ancorad’ un’operazione che sarebbe già da moltotempo proscritta, se prima d’ ora s’ avesseavuto il mezzo di farne senza.
La polvere che esce dalle fìlamenla dellino e della canapa non macerati non èper nulla incomoda agli operai.
Da queste varie prove il Christian de-sumeva che anche il lino o la canapa ma-cerati e lavorati poscia con la macchinadanno maggiori vantaggi tanto per la pron-tezza e comodo del lavoro, quanto per lequalità che se ne ottengono.
Intorno alla costruzione della macchinail Christian dava le avvertenze seguenti.
» Si dee avere attenzione a tre cose,che contribuiscono a sollecitar il lavorod’ un manipolo nella macchina ; cioè i.° lapressione dei cilindri, 2. 0 il loro numero,5.° la piccolezza dei manipoli.
» Perciò nel costruire la macchina si
Lino a,}.'!
fanno comprimere assai fortemente sulgrosso i piccoli cilindri, e si può non porneche otto o nove soli in luogo dei quattor-dici che se ne veggono nella fig. 4 ; sipuò anche porne tre o quattro soltanto,e diminuire in proporzione il diametrodel grosso cilindro di mezzo, giacché ilnumero dei piccoli cilindri che cingonola sua circonferenza sarebbe minore ; maper far un po’ di lavoro spedito, vi vor-rebbe una grande pressione, e questa do-vrebb’ essere tanto più forte, quanto mi-nore si fosse il numero de’ piccoli cilindri.Ed ecco per 1’ appunto gl’ inconvenientiche obbligarono ad abbandonare del tut-to sì fatte costruzioni, e preferire un mag-gior numero di cilindri ed una pressioneminore. Il cilindro di mezzo, che, comesi è detto più sopra è quello che ponetutti gli altri in movimento, è d’ un pic-colo diametro, quindi i manipolelti di li-no e di canapa piegandosi con tanta for-za su d’ una piccola curvatura, s’infran-gono per modo che anche da qualità dilino e di canapa discretamente buone nonsi ritrarrebbero che filamenta sminuzzate,supposta ancora una sufficiente pressione;che se poi fosse quella ordinaria, non si fa-rebbe quasi alcun lavoro, o si farebbe as-sai male. Ed è pur facile il comprendereche una costruzione di tal fatta dee ri-sultare faticosa a girarsi, non solo a ra-gion della pressione, ma anche per lapiccolezza del cilindro di mezzo. Nè talicostruzioni far si potrebbero altrimenteche in ferro fuso, lo che non si può faredovunque. Una macchiua con sì pochicilindri presenterebbe pure un altro in-conveniente, quello cioè che non potreb-be servire per la seconda operazione delraddolcimento ; poiché la pressione e l’av-volgimento delle filamenta sopra un ci-lindro d’ un piccolo diametro rompereb-bero le fibre, e col pettine non se ne ri-caverebbe che stoppa.