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Tomo XXXII. [Supplimento.]
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248. Liso

un filo di tanta finezza, quanto si può de-siderare.

Si sarà parimente osservato che nellaseconda operazione la macchina toglie unaragguardevole quantità di tale materia, tal-ché il lino e la canapa clic ne provengo-no, sono suscettivi di raffinarsi col pettinequanto si conviene pegli usi ordinarli ;ed in allora le filamenta non solo hannoforza maggiore, che se fossero state mace-rate, ma il filo e conseguentemente la telache se ne fanno, s’imbiancano tre o quat-tro volte più presto, che se s’impiegasserolino o canapa macerati.

La canapa si raddolcisce assai Lene,come si è detto, con la macchina ; si rad-dolcisce in minor tempo il lino, ed a menoche dar si voglia alla canapa una qualitàche non s’ ottiene giammai con la macera-zione, nessun altro metodo di preparazio-ne è necessario, qualunque siasi 1’ uso cuivien d’ordinario destinata.

Checché ne sia, se aver si vuole lino ecanapa tanto dolci e divisi quanto è possi-bile, Christian suggerisce il metodo se-guente, per averli a piacere d’un bel colorbiondo, o della bianchezza della seta.

Si prendono le filamenta quali esconodalla sua macchina dopo la prima opera-zione, in cordoni o manipoli, avvertendoche non vi rimangano lische, e che lebasi e le teste sieno agguagliate su d’unpettine grosso ; si ripongono senza ritor-cerle neppur nel mezzo, e se fia possibilein tutta la loro lunghezza, entro un grandetino o botte sfondata ben politi ; vi sigetta dell’ acqua chiara quanta ne abbiso-gna perchè le filamenta sieno del tuttosommerse.

Si lasciano da dodici a ventiquattr’ orele filamenta senza toccarle; se ciò avvienenell’ inverno, non bisogna lasciar la botteesposta al gelo ; dopo questo si ritiranole filamenta, ad un cordone per volta, e sisciacquano nell’acqua limpida fin a che si

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vedano scaricare nell’ acqua il loro colori-to ; e spremuto poscia fortemente ogni cor-done per ispogliarlo più che sarà possi-bile dall’ acqua, si riporranno sopra cor-de all’ aria aperta per seccarle, o in ungranaio, se si crede a proposito, ovvero sifaranno ancora umide passare nella lisciva,che ora indicheremo.

Si dee avvertire che quantunque i cor-doni non sieno ritorti, agevole nulladi-meno è ritraili dall’ acqua senz’ imbro-gliarli, ed anzi operando con attenzione ecura, anche la prima volta che ciò si favi si riesce benissimo.

La liscil a non è che di cenere di legna,quale che si fa per la biancheria nellefamiglie ; si adagiano in istrati le filamentasecche o umide entro d’ un tino, comeper la precedente operazione, e vi siversa sopra la lisciva bollente ; si ricuopreil tino, per mantenervi il calore, e si la-sciano le filamenta in tale lisciva per dodi-ci o ventiquattr’ ore senza poni inano ;nè bisogna colarla, che ciò non giova,ma lasciare che le filamenta si imbevanodi lisciva.

Scorso questo tempo, si ritirano i cor-doni e si sciacquano e risciacquano per-fettamente in acqua chiara, fino a chedanno ad essa colore, ponendo avverten-za sì nella prima operazione che in que-sta, di cangiare spesso l’acqua, a menoche ciò non sia nell’ acqua corrente ; sispremono ben bene i cordoni, lo che farsi può senza ritorcerli, col piegarli in quat-tro e spremerli fortemente fra le mani,spiegandoli poscia sulle corde per seccarli.

Alla lisciva di cenere di legna supplir sipuò con la potassa e la calce, o con la sodabianca eia calce; per cento pinte d’acquasi pongono quattro libbre di potassa e duelibbre di calce viva ; sciolta la potassa, sifa passare, ed una tal lisciva, quantunquedebole, riscaldala che sia, produce 1 effettonecessario.