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Tomo XXXII. [Supplimento.]
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Liso

tavola da scotolare, che vedasi in A (fig. 1 3),è alta i '",33 larga o"',53 e grossa o'",oa6.E fissata verticalmente sopra un’ altra ta-vola orizzontale B che le serve di basee tiene all’ altezza di o' n ,8t un incavo Ealto o'",o8 e profondo o'",i i. Lo spigoloinferiore di questo incavo dal lato dovebatte la scotola è tagliato ad augnatura,affinchè la scotola stessa nel discenderenon venga arrestata dallo spigolo e nontagli i filamenti. La tavola B è lunga i '",66larga o'",5 e grossa o'",o55. Dallato oveponesi 1’ operaio sono alle estremità duegrossi ritti D, alti o'",5 che ricevono unagrossa coreggia di cuoio C, ben tesa la qua-le serve a guarentire le gambe dell’ ope-raio, durante il lavoro dai colpi della sco-tola. Prende lo scotolatore nella manosinistra tanto lino quanto può contenerne,lo passa nell’ incavo E fino alla metà disua lunghezza, lo stende sull’ orlo inferio-re, poi vi batte sopra verticalmente dallato della augnatura con la scotola chetiene nella mano destra ; gira il manipolodel lino, lo volge, e continua a batterlofino a che se ne sieno staccate le lische enon restino più che i filamenti, passandosuccessivamente da una porzione scotolataa quella che non lo è ancora. In tal guisaun operaio in una giornata di lavoro puòscotolare 5 chilogrammi di filamenti di linoche sono il prodotto di so chilogrammidi lino macerato. Alcuni Fiamminghi ado-perano altresì per iscotolare il loro linouna specie di mulini ad alie di legno mossoa braccia. La operazione è più pronta checon la spatola tenuta a mano, ma il linosi spezza di più e riesce meno forte. Con4 uomini un mulino di tal fatta può sco-tolare 22 chilogrammi di lino al giorno,Nell’Inghilterra adoperasi altresì una mac-china mossa da un corso di acqua in formadi tamburo verticale che porta varie scotolee Girard in Francia inventò una macchinaingegnosa destinata allo stesso oggetto.

Lino a55

Qualunque sia il modo di scotolaturaimpiegato cade insieme con le lische an-che una parte dei filamenti e questi ven-gono raccolti poi separati, e con que’ fila-menti corti se ne là un filo grossolano cheserve per le tele di imballaggio.

■ Allorché il lino dopo la scotolatura èancora ruvido e tiene nel mezzo dei ma-nipoli resti di lische, passasi in alcunipaesi sull’ allinaloio che è una lamina diferro polita sull’ orlo interno e che formaun taglio smusso, larga Saio centimetri,grossa cinque millimetri e lunga poco me-no di un metro, posta verticalmente e be-ne attaccala ad un palo. L’ affinatoleprendendo con la destra un manipolo dilino per la parte dove erano le radici lopassa dietro alla lama, ne prende le puntecon la mano sinistra ; poggia la metà sultaglio del ferro tirando con forza ed alter-natamente le due mani per guisa che tuttii filamenti e le varie parti di essi venganosuccessivamente a sofl’regarsi contro il ta-glio. Lo strofinatolo del quale abbiamoparlato all’ articolo Canapa usasi di raropel lino al quale sembra riuscire piuttostodannoso che utiie.

Nella Fiandra il lino dopo scotolato siaffina nel modo seguente. L’ operaio stan-do seduto prende il lino a poco per volta,

10 mette sopra un grembiale di cuoio cheporta al dinanzi e lo racchiude mediantecoltelli larghi circa 3 centimetri e lunghi22 millimetri, ma più stretti verso il ma-nico, il cui taglio è rotondato. Questi col-telli sono di varie specie e vanno sempreaumentando di finezza, cosicché il lino vie-ne in tal guisa ad essere stropicciato eraschiato sulla sua lunghezza 3 volte con-secutive, fino a che sieno tolti i resti digomma e di lische. Nella Vestfalia adope-rasi lo stesso metodo, e 1’ operaio raschia

11 lino sul suo ginocchio coperto di unapelle di cinghiale, col lato liscio al di fuorie non adopera che due coltelli. Le perdi-