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Tomo XXXII. [Supplimento.]
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29S Lino

furono per lungo tempo i soli che fabbri-cassero quasi tutto 1’ olio di lino che sitrovava in Europa .

Relative al commercio del seme di lino,ridotto in farina con la macinatura me-diante mulini verticali od altrimenti, sonole seguenti avvertenze sul modo di cono-scere le falsificazioni che si fossero fattedi quella sostanza.

La più comune consiste nel mesceredella crusca alla larina del lino, passandoinsieme tutte e due le sostanze sotto lamacina perchè non si possano tanto facil-mente distinguere. Si scopre stemperandola farina di lino nell’ acqua anche freddae versandovi della tintura di iodio, nel qualmodo se la farina è falsificata tingesi im-mediatamente in azzurro. Un’ altra falsifi-cazione consiste nello spogliare il semedel lino di una parte del suo olio. Meyertrovò che il seme di lino ne contiene 4°per o/o ; Dublanc trovò a termine me-dio 55 . Per sapere se la farina di linovenne alterata ei la pone in un piccoloimbuto trattandola ad esaurimento conetere solforico. Quattro parti di questoetere sogliono bastare, ed è facile conosce-re che esso nulla più toglie alla farina esa-minando se lascia macchie grasse evapo-randosi sulla carta. In appresso 1 ’ etereevaporandosi lascia 1’ olio per residuo.Quando questo non giunga a circa 35 o4o per o/o si ha indizio che si è tolto alseme una parte dell’olio con la spremitu-ra o si aggiunse alla farina qualche sostan-za estranea che diminuì la proporzionedell’ olio grasso.

Guibourt e Chevaliier aggiungono i ca-ratteri seguenti della farina del lino. Quan-do questa è pura ha un colore misto cheproviene dal bruno pallido dell’ episper-ma e dal giallo pallido della mandorla ; èuntuosa al tatto e riducesi in massa pre-mendola nella mano chiusa. Cotta con 4parti di acqua dà un cataplasma di qualche

Liso

consistenza. Un litro riempito di farina dilino pura senza calcarsela, ne contiene 45ogramme ; battendolo due o tre volte sullatavola ne contiene 490 gramme, e siccomeun litro di crusca non pesa che 170 gram-me, cosi la leggerezza della farina di linoè una prova della presenza della crusca.Soubeiran però osserva non potersi faregran conto su questo indizio attesoché ladensità della farina del lino varia secondoche il seme venne più o meno minuta-mente diviso : osserva inoltre che siccomei fabbricatori fanno passare molto a lungola crusca sotto la macina che frange il se-me del lino, essa impregnasi d’olio, scemadi volume, ed il carattere della leggerezzanon le è più applicabile.

(Oscar Leclerc Tiiocin. — Bosc. —

SouLANGE BoDIN. - FILIPPO Re. -

Gio. Battista Trecco. — Giuseppe Mo-retti. — Parb.es. — Luigi Bossi . —Morosi. — F. Malepeyre. — Crud. —Babbagk. — Andrew Ure . — Nichol-son. — Arthur. — Francesco Gera. —Berzelio. —Marshall . — Soubeiran. —G.**M. — Di s. delle Origini).

Lino della Nuova Zelanda (Phor-mium lenax). Questa pianta è molto im-portante per le fibre testili che se ne pos-sono trarre, massime dalle foglie. Cookparlò di questa pianta lodando moltissimola forza e la finezza delle filamenta che netraggono gli abitanti della Nuova Zelan-da . In appresso, nel 1791, Labillardie-re, partito essendo in qualità di bota-nico nella spedizione di d’ Entrecasteauxin cerca dello sfortunato Lapeyrouse, ri-cevette principalmente l’incarico di esa-minare 1’ uso di questa pianta e di por-tarne alcune in Francia , locchè feceverso il 1798 ; ma nel giugnere sullespiagge di quella gli eventi della guerramarittima gli tolsero le sue collezioni, lequali per altro gli vennero restituite, me-diante 1 ’ intervento del celebre Banks,