Liso
ad eccezione delle piante del formio. Pocotempo dopo Alton, direttore del giardinodi K.ew, ne indirizzò una pianta a Thouinal giardino delle piante di Parigi . Da que-sta pianta, moltiplicatasi mediante polloni,ne vennero molte altre sparse in vanipunti della Francia dove Thouin erasiaffrettato di mandarne, dietro le relazio-ni dei viaggiatori sull’ immensa utilità diesse. l’esperienza mostrò.che posta inpiena terra nel clima di Parigi vi vegeta-va mediocremente soltanto, essendo dan-neggiala ed anche uccisa dalla rigidezzadel verno ; ma che vegetava vigorosamentesenza soffrire pegli inverni nei dipartimentipiù meridionali della Francia . Se ne otten-nero fiori per la prima volta nel 1816 almezzodì della Francia da Faujas Saint-Fond, poscia a Cherburgo ; ma fino ad orale frutta non maturarono, sicché questapianta si moltiplica sempre col mezzo dibarbatelle. In Italia la coltivazione del for-mio o lino della Nuova Zelanda riesce comenei dipartimenti più meridionali della Fran-cia , e di fatto nel 1 854 troviamo accordatoun premio di medaglia d’argento dall’I. R.Istituto di Milano per la coltivazione in-trodotta di questa specie di lino e perparecchi filati ottenuti con esso.
Nel 1812 Antonio Berlolomi pensò cheil lino della Nuova Zelanda , il quale erasiannunziato non aversi potuto naturalizza-re nella Toscana , dovrebbe potersi colti-vare con utilità sulle coste marittime del-l’Italia , la cui temperatura meno caldache nell’ interno del continente, dovevaessere più favorevole a questa pianta, chenel suolo natio è avvezza ai rigori delverno. Per lo che si procacciò dai giar-dini di Genova varii piantoni di formio,li trasportò a Sarzana , e li piantò all’ ariaaperta in un giardino nuovamente co-struito dal marchese Francesco Remedi.Colà questi piantoni prosperarono ad ungrado incredibile, si dilatarono ciascuno
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in un vasto e folto crespuglie, e diederofoglie molto superiori in grandezza allastatura di un uomo. Non si risentironouè dell’ algore della stagione, che fu assairigido per tre anni successivi, nè delcalore e della siccità che due anni dopofurono estremi , nè d’ alcuna manierad’intemperie. Il suolo ove si trovavanopiantati era sabbioso e leggero ; e nonricevettero alcuna specie di coltura par-ticolare. Restarono , rigorosamente par-lando, come abbandonati a loro stessi.Le radici trapiantate fornirono una pro-digiosa copia di polloni, e questo svi-luppo si aumentò ogni anno : ciò chespiega il perchè tali piantoni non arriva-rono mai a fiorire ; mentre è un fatto co-nosciuto in fisiologia vegetale, che la naturaopera in guisa che la moltiplicazione dellaspecie per polloni è in ragione inversa diquella che si ottiene col sussidio della se-mente. Sarzana è situata a poca distanzadal mare ; la sua temperatura estiva è co-stantemente un poco più calda che quelladei dintorni della Spezia e della piaggiaIunese che principia all’ imboccatura dellaMagra e si stende verso la Toscana . Sesi eseguissero piantagioni di formio nellesabbie di queste costiere, e in tutto il li-torale dell’ Italia , è evidente che questapianta esotica vi si naturalizzerebbe fa-cilmente e servirebbe mirabilmente tan-to a dare stabilità al suolo, quanto adaccrescere il numero delle produzioni diuso economico, cui la forza e la tena-cità dei suoi filamenti la rendono appro-priata.
Quanto all’ Inghilterra Salisbury, nellesue ricerche sopra l’economia rurale delleparti meridionali dell’ Irlanda , studiandoil modo di migliorare la situazione delleclassi indigenti, col moltiplicare i mezzid’occuparle, si propose di assicurarsi se lacoltura ed il lavorio del lino della NuovaZelanda potessero contribuire a questo