Litantrace
proposito non essere queste le sole cagionidelle differenze che si osservano fra la fa-coltà calorifica teorica e quella pratica, eche la combustione può apparire perfetta,vale a dire senza fumo, quantunque ab-bian luogo molte perdite per la formazio-ne delle sostanze gassose che contengonocarbonio sotto forme invisibili. E perciò,dice il Fyfe, che i combustibili che con-tengono molto idrogeno, e che sembre-rebbero dover produrre molto calore, so-no meno vantaggiosi di quelli in cui piùabbonda il carbonio per la maggiore faci-lità con cui si formano idrogeni carbu-rati (a).
Fyfe crede perciò non potere il meto-do di Berthier indicare la facoltà evapo-ratrice un combustibile, e ciò solo potersifare con esperienze di confronto in for-nelli adattati alla specie di combustibileadoperata, indagando così la misura delvapore ottenuto da un dato peso di com-bustibile. La serie quindi de’ suoi speri-menti si fece analizzando prima il combu-stibile secondo il metodo di Berthier, masenza ricercare le ultime proporzioni degliingredienti e limitandosi soltanto a determi-nare la quantità di acqua e di materie gas-sose svolte pel calore, del carbonio fissoe di ceneri o materie combustibili ; posciaparagonando i calcoli che danno le analisicoi risultamenti delle esperienze. I fornelliadoperati in questi esperimenti erano tal-volta piccoli, ma per lo più di grande di-
(«) Siccome questi idrogeni carburatidi cui parla Fyfe sono molto combustibili,cosi ben si vede che. la perdita di calorepel carbone da essi disperso, dee imputarsisoltanto alla mala costruzione dei fornelli,la ipialc impedisce che possano bruciarsi.Il difetto non istà adunque nella presenzadell’idrogeno che può dare anzi mollissimocalore quando venga bruciato insieme alcarbonio romhinalovisi.
Litantrace /joS
mensione, coinè quelli che adultansi allemacchine a vapore della forza di 4 a i ocavalli.
Le prime prove onde parleremo si fe-cero ad oggetto di accertarsi della forzaevaporatrice pratica del carbon fossile ado-perato in Iscozia, paragonata con quelladell’ antracite. Si fecero nel focolare diuna macchina a vapore od alta pressione,della.forza di 4 cavalli. Le spranghe dellagrata, che erano 12314 secondo le circo-stanze,erano lunghe 1 "',076 ed occupava-no una larghezza totale, compresivi gli in-tervalli, di o m y 11, il che riduce la super-ficie della grata a 76, 5 o centimetri qua-drati di superficie. I canali pel fumo ave-vano o' n ,457 in un senso e o ”*,565 inun altro, correvano lungo le pareti dellacaldaia, tornavano indietro in direzion pa-ralella, poi sboccavano nel camino.
La canna di questo aveva o m , 55 g so-pra o m ,457, ed era alta io metri ; eraviinoltre un tubo di lamierino del diame-tro di o m , 5 o 4 e dell’altezza di 5'”,657sicché l’altezza totale era di i 3 m , 657 .Avevasi adattato a questo focolare ed allacaldaia un apparato costruito dietro i prin-cipi! di Bell (V. pag. 384 ) mediante ilquale si poteva volendo lavorare con l’ariacalda. Le prove si regolavano come segue.Uno pesava il combustibile, ed un altroverificava questa operazione; un terzomisurava 1’ acqua che entrava in caldaiala quale per tutto il tempo che durò 1’ e-sperienza si mantenne alla temperatura di7 0 C. Riconducevasi costantemente sullostesso punto l’indice del galleggiante alfine ed al principio di ogni esperienzaperchè 1’ acqua nella caldaia avesse sem-pre lo stesso livello. Sorvegliavasi il fuococon la massima diligenza, e prima di inco-minciare se lo riduceva alla vivacità con-veniente e portavasi allo stato medesimo,per quanto era possibile, alla fine del-la esperienza. In tal guisa non vi era di
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