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Tomo XXXII. [Supplimento.]
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4 i o Litantrace

earbon tossile riduceva in vapore 5,6G(•[ologrammi di acqua a zero ; ora questoearbon fossile produceva 52.5 per o/o di< oke ed un cbilogramma di questo cokevaporizzava 7,35, per conseguenza 52,5non davano che 3,85 di acqua vaporizza-la, il che dà una perdita di i,8i, cioè diun 32 per o/b, prodotta dalla cailioniz.-z izione. Se però si consideri la (Quantitàmaggiore di calore che si dee essere per-duta col earbon fossile pei gas combusti-'dèli e carbonio sfuggiti senza bruciare allo'tato di fumo, si vedrà di.leggeri comela perdita reale cagionala dalla carboniz-zazione esser debba molto più grande diquella che venne calcolata dal Fyfe.

Ad ogni modo questo medesimo auto-re confessa non intendere <T aver piena-mente dimostrato che in pratica la forzavaporizzatane dei combustibili minerali siainvariabilmente proporzionala alla quan-tità di carbonio tìsso che contengono ;ma solo che stima potersi asserire la ve-rità approssimativa di questo fatto, e no-ta che dietro a ciò si avrebbe un mezzoassai facile di paragonare il relativo lorovalore, indagando semplicemente la quan-tità di carbonio fisso che ciascuno contie-ne. Osserva che basta per tal fine esporneun jieso determinato per un certo tempoal calore rovente in un crogiuolo chiuso,più o meno a lungo secondo la quantità,poi quando il crogiuolo è raffreddatopesare il residuo ed esporlo di nuovo alcalore rovente in un crogiuolo aperto osopra una lastra di platino, infino a chetutto il carbonio siasi consumato, lo chefàcilmente si conosce all’ apparenza delresiduo. La perdita di peso cosi osservata,dedotta dal peso trovato prima e dopodella calcinazione nel crogiuolo aperto,darà il peso del carbonio fisso. Cosi, peresèmpio, in una esperienza fatta sul car-bon tossile scozzese ino granirne trattatein un crogiuolo (reperto avendone pcidu-

Litantr.vce

to 4 a di acqua e di materie volatili, ed es-sendo rimaste 7,5 grammo di sostanze in-combustibili dopo la calcinazione nel cro-giuolo aperto, si è conosciuto che quelearbon fossile conteneva 5o,5 di carboniofisso.

Un argomento della più alta importan-za nel modo di bruciare i combustibili edil litantrace principalmente, si è quello difar sì che tutti gli elementi di esso venga-no bruciati utilmente, di evitare, cioè, lenubi di fumo, le quali consistono di carbo-nio e di gas infiammabili, che vanno per-duti con grave incomodo eziandio, forman-do uno dei principali obbietti contro 1’ usodi siffatti combustibili in parecchi paesi. Al-f articolo Forneli.o in questo Supplemen-to abbiamo indicato quanto partito siasitratto dal fumo proveniente dagli alti for-nelli bruciandolo all’ uscire da quelli, cdabbiamo eziandio veduto come il Lefrovabbia ottenuto di bruciare il fumo neifornelli medesimi. Alcune altre notizie da-remo su questo proposito, premettendo leconsiderazioni fatte intorno a ciò da C.W. Williams ed il mezzo dietro a questeda lui suggerito per rendere i fornelli fu-mivori. In appresso riporteremo le osser-vazioni di Fairbairn, il quale le fa seguireda un sunto dei mezzi principali suggeri-tisi per la costruzione dei fornelli fumivori,alla enumerazione dei quali aggiugueremoun cenno su quelli di E. Foardedi A. Fyfe.Se è appartenente al presente articolo quan-to riguarda la ricerca dei combustibili fos-sili e lo studio della loro composizione,certo non lo è meno quanto spelta al modopiù utile di adoperarli, poiché . la econo-mia che se ne fa, viene realmente ad ac-crescerne la quantità onde possono dispor-re le arti. Un richiamo nell’ indice generalemanderà anche a questo articolo quellicui interessasse conoscere i mezzi di ren-dere Fi’MIVOR! i FoRNEI.1.1.

Stima il Williams. a ragione, poter