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Tomo XXXII. [Supplimento.]
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calore o ili aria, <> tòrse ancora di entrain- <là, possa essere consumato in un Cornelio 1dove ha luogo ijucsto difetto di alimcn- <tardone, è volere una assurdità manifesta, 1poiché se questo calore e questa aria, 1dice Williams, fossero stali somministrati 1in quantità conveniente, quel fumo non Iavrebbe esistito. i

Premessi questi principii teorici, vedia- |nio ora in qual modo il Williams venga a <Carne 1’ applicazione.

Egli ritiene che la maggior parte degli 'ingegneri sieno stati singolarmente preoc-cupati in quanto riguardale condizioni concui deesi introdurre 1’ aria atmosferica neifornelli, e che di qui sia venula una quanti-tà di errori intorno agli elfelti di questa in-troduzione ed alle circostanze atte a darleuna tendenza vantaggiosa o sfavorevole.Oneste preoccupazioni crede che per lamaggior parte derivino da una mala appli-cazione delle leggi della chimica, e stimasieno state ([nelle che ridussero la cosa adtur tal punto mediante tentativi infruttuosiche il pubblico in ogni annunzio di mezziper bruciare il fumo altro più non vedeche un nuovo esempio di ignoranza o diciarlatanismo. Quindi se si è giunti a questafunesta apatia, se in generale i mezzi di ab-bruciare il fumo sorto riguardati come im-praticabili, e se un’ atmosfera pesante e fu-mosa si tiene qual necessaria conseguenzadell’ uso del carbon fossile, Williams stimaesserne stato' cagione 1’ essersi i pratici chesi occuparono di costruire apparati piro-tecnici poco .occupati delle leggi chimiche.Se cosi per altro è la cosa relativamente aifornelli è ben altrimenti, continua, per bru-ciare i gas senza fumo, come 1’ esperienzagiornaliera il dimostra. In qual modo, chie-de adunque, nasce che sapendosi bruciareil gas nelle lainpane non è lo stesso ancornei fornelli? Avvi una differenza cosi evi-dente che egli è strano come non vi siabbia posto mente. Nelle prime, non

Litantrace

cercasi di bruciare il fumo, ma si pioneogni studio per prevenire la esistenza diquesto fumo. E perchè, domanda il Wil-liams, non si fa lo stesso pei focolari? Lafiamma di un fornello e quella di unalampana sono la cosa stessa ed identica ;le materie donde si ottengono sono inambi i casi le stesse, identici i gas che sigenerano ; le stesse parti costituenti inentrambi i casi producono luce e calore ;finalmente 1’ azione chimica ed elettricache costituisce la combustione ha un’ ntli-\ità uguale in tutti due gli apparecchi.

Alcune ben dirette ricerche basterannoa mostrare che la differenza nasce soltantonel modo e nel [trincipio dietro i quali1’ aria atmosferica viene introdotta sui gascombustibili in questi due casi. Venendoptoi da queste teoriche alla pratica faremoalcune' generali osservazioni sull’ applica-zione di queste condizioni ai fornelli.

Il ptrimo punto cui deesi avere riguardosi è, come già venne indicato, la poca at-tenzione che si fa all* ammissione dell’arianel fornello, lasciandola entrare liberamen-te nel ceneraio e [ter la grata, ma non peraltro canale. Probabilmente operasi in talguisa con la idea di lasciar agire la naturasecondo il suo stililo, sperando che faci intutto ciò che è necessario coi soli suoimezzi. Se però questo ragionamento aves-se predominato anche in quanto concernele lainpane, s’ignorerebbero tuttora i mezzicoi quali pvoducesi una luce tanto brillantenelle città e nelle case, non che 1’ arte di[tradurre nei laboratori! il calore più in-: tenso, imperocché tanto gli uni che glialtri di questi effetti sono dovuti soltantoi a metodi perfezionati di condurre a con-■ tatto l’aria atmosferica con i gas combusti-: bili. Ad oggetto di ottenere nei fornelli lo• stesso effetto che nelle Iampane duopo è- quindi assicurarsi in che consista la diffe-i renza nella pratica fra il principio e 1’ ef-t fi tto in entrambi i casi.