Litavtkace
soltanto per l’intensità (lei suo coloi' nerosecondo le quantità di gas e di fuliggineche sfuggivano senza essere consumati.
Il giorno dopo fecesi lavorare la caldaiadietro il principio adottato da Williams,senza farvi altro cangiamento che di aprireall’ aria i pertugi che comunicavano conle materie gassose all’imboccatura dei ca-nali del fumo subito dopo il focolare. Irisultmnenti di questa seconda esperienzadal principio alla fine furono soddisfacen-tissimi e del maggiore interesse : appenavalersi alcuni indizi! di fumo alla sommitàdel camino, eccettochè nel momento incui si accese o si attizzò il fuoco. Esami-nando i canali del fumo attraverso aper-ture lasciatevi a bella posta, e mediante lequali potevansi scorgere tutte le parti in-terne di essi, Parkes trovò che i gas eransimutati in una fiamma brillantissima e sen-za deposito di materia carboniosa. La fa-coltà evaporalrice della caldaia veniva ad es-sere eonsiderabilmente accresciuta, in par-te per l’aumento di corrente prodottodalla ignizione dei gas ed in parte pel ca-lore che cagionava la loro più perfettacombustione ; Parkes trovò una differenzadi un 47 per o/o di più nel peso del-1’ acqua vaporizzala da un dato peso dicarbon fossile col metodo del Williams.
Questo grande aumento nell’ effettoeconomico o nella facoltà vaporizzatriceottenuta dalla semplice combustione deigas potrà sorprendere, dice Parkes, quelliche ben non conoscono la costruzionedelle caldaie per le barche, ma è faciletuttavia vederne il motivo. I canali delfumo di queste caldaie sono sempre co-perti di acqua ; e se la combustione nonè compiuta, prontamente si coprono diresina e di catrame, come osservossi nelprimo giorno dell’ esperienza, opponendoqueste sostanze un grande ostacolo allatrasmissione del calore attraverso il metal-lo. Dinante il lavoro col sistema ordinario
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non apparve mai il menomo raggio diluce nei canali del fumo osservati per leaperture lasciatevi, ma si videro tutti oc-cupali da una corrente densa e nera difumo. Il secondo giorno invece questi ca-nali apparvero interamente ripieni ed ai-traversati da getti di una fiamma brillanteo da prodotti gassosi, caldi e trasparentidella combustione. Il termometro adattatoall’ origine del camino indicava in questiprodotti che sfuggivano una temperatu-ra più che doppia di quella osservatasiil primo giorno : certo era questa unaperdita di calore, ma sfortunatamente lospazio assegnato alle caldaie nelle bar-che a vapore non permette di dare allasuperfìcie che dee assorbire il calore etrasmetterlo all’acqua quell’estensione cheoccorrerebbe per ottenere la maggior eco-nomia nell’ uso del combustibile. Duran-te le esperienze summentovate ed altreancora, I’arkes fece molte prove sul-1’ effetto prodotto dalla interruzione dellacorrente d’ aria slanciala sui gas al di làdel focolare dopo che i gas infiammabilivisibili, come l’idrogeno carbonato, aveva-no cessato di svolgersi, e quando il com-bustibile sulla grata bruciava perfettamen-te chiaro ed era in piena incandescenza.In questi vari casi trovò costantementeche ia totale sospensione di questa cor-rente di aria era seguita da una diminu-zione <li calore nei canali del fumo e dauna minore evaporazione, poiché a quelmomento svolgevasi sempre dell’ ossido dicarbonio, gas scolorito, ma che, mesciutoconvenientemente con l’aria atmosferica,può dare una fiamma che possedè grandeintensità di calore, producendo un effettoassai utile. Il valore calorifico di questogas è perduto quando esclude*! 1’ aria,quantunque il non abbruciarsi ili esso nonproduca fumo visibile.
Studiò [iure il Parkes le conseguenzedella ammissione di una quantità regolare