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Tomo XXXII. [Supplimento.]
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o variabile di aria per adattarsi al variostato del fornello relativamente alla quan-tità di gas svolti, e trovò fatti abbastanzaimportanti per meritare di essere cono-sciuti. E fuor di ogni dubbio, egli dice, cheper ottenere nna combustione perfetta ditutti i gas combustibili prodotti in un for-nello occorre sempre la abbondante ali-mentazione d’aria, indipendentemente daquella che penetra per la grata ; è certo dipiù che ogni qualvolta non introducesiaria al di là del focolare producesi il fumoin varii stati ed il calore diminuisce, qua-lunque sia del resto lo stato del fuoco.Stabilite adunque che siensi le convenientiproporzioni non fa più di bisogno perregolare 1’ ammissione dell’ aria di alcunavigilanza in quello che attende al fuoco.Imperocché, quantunque ben si veggapotersi aumentare 1’ effetto con una distri-buzione dell’ aria conforme allo stato deivarii gas, è altresì certo del pari che unatale vigilanza, la quale sarebbe incomoda,è poco necessaria nella pratica, poiché intutti gli stati del fuoco, nelle circostanze diuna combustione rapida praticata nelle cal-daie delle barche, dee passare 1’ aria suffi-ciente per la combustione dei gas. Leesperienze fatte a questo riguardo furonosoddisfacenti, vale a dire, che, fino adun certo limite assai largo, la quantità diaria che è entrata al di là del focolare adat-tossi da sé stessa ai bisogni dei gas cheattraversava, il che rende inutile che l’uo-mo incaricato del fuoco regoli quest’ aria,poiché tutto succede come nelle lampaneall’ Argand , ove, nei limiti della pratica,la quantità d’aria occorrente per la com-bustione adattasi alla quantità dei gasbruciati in un tempo qualunque e conla lunghezza voluta della fiamma. Guar-dando per le aperture dei canali del fu-mo, Parkes credette di conoscere mani-festamente che mentre genera vasi ad ognimomento dell’ idrogeno carbonato o del-

Litantrace

1’ ossido di carbonio, erari sempre un ri-chiamo corrispondente di aria che produ-ceva una corrente continua di fiammavisibile, la cui minima lunghezza era di5 a 4 metri al di là del ponte od estre-mità del focolare.

Intorno ad un altro punto crede utileil Packes fare qualche considerazione. Daquanto appare per l’esame dell’internodei canali del fumo, egli ebbe occasione diconvincersi che la temperatura ed intensitàdel calore sviluppatosi nelle varie parti diessi e specialmente di quello che vienedal fornello, è molto uniforme. L’infiam-mazione della corrente dei gas è quindiuna operazione continua, non intermittenteo momentanea, nè limitata ad un puntoparticolare. Sarebbe difficile fissare il luo-go dove regna la massima temperatura,quando si svolge grande abbondanza digas, attesoché varia necessariamente secon-do la natura e la massa dei gas che sisvolgono, come è pure della lunghezzadella fiamma prodottasi, che in alcuni casigiunse aia metri ed entrò nel camino,mentre in altri all’opposto non oltrepassòla lunghezza di 5"‘,Go. Se vogliasi consi-derare la vivacità della luce, quale indiziodella intensità del calore, è fàcile dice Par-kes, convincersi che la fiamma presenta lamaggiore vivacità luminosa alla distanzadi alcuni piedi dal luogo, ove è ammessal’aria e soltanto dove questa si uniscecompiutamente coi gas.

Il Parkes spera che queste osservazio-ni valgano a dissipare un errore che do-minò per molto tempo e che alcuni, man-canti di esperienza, tuttora ritengono, valea dire che la infiammazione dei gas sottouna caldaia dopo che hanno abbandonatoil focolare, nuoca al metallo o tenda, comeeglino suppongono, a bruciare la caldaia.Non cercheremo, dice il Parkes, di spie-gare ragionatamente in qual modo potesseprodursi questo effetto fino a tanto che