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procurarsi su tale argomento e lesse unarelazione a questa società nell’ ultima an-nua riunione che tenne nella città di Man-chester . Daremo un’ estratto di questamolto estesa memoria.
L’autore divide il suo soggetto in quat-tro punti principali i qnali esamina e di-scute successivamente :
iLo stato presente delle nostre co-gnizioni relativamente alla combustione deivari combustibili, ed in particolare a quan-to concerne le caldaie delle macchine avapore.
2. 0 Le proporzioni da osservarsi fra ledimensioni del fornello e quelle della cal-daia.
3 .° Le dimensioni e 1 ’ altezza del cam-mino e le sue relazioni con la caldaia ecol fornello.
4 -° La condotta del fornello per avvi-cinarsi quanto è possibile al massimo ef-fetto.
Relativamente al primo punto, vale adire allo stato delle attuali cognizioni sullacombustione dei vari combustibili, Fair-bairn dichiara che queste gli paiono an-cora limitatissime ed imperfette; ma quelloche gli sembra più spiacevole ancora si èche in generale la cura di condurre ed ali-mentare i focolari viene affidata a personeche non hanno cognizioni nè esperienza,donde risultano considerevoli perdite al-l’industria, da un lato per la combustionegeneralmente troppo rapida, dall’ altro perun eccessivo riscaldamento delle caldaie.Queste perdite riescono ancora maggioriper l’abitudine che si ha, massime nell’In-ghilterra, di chiudere le caldaie negli spaziipiù angusti possibili e di farle lavoraresotto una pressione quasi doppia di quellaper la quale il costruttore le aveva stabiliteIucche obbliga a spignere il fuoco assai vi-vamente per ottenere da queste caldaie laquantità di vapore sufficiente al lavoro chevuoisi da esse ottenere.
Litantraci
Le proporzioni che devono esistere frale dimensioni di un fornello e quelle dellacaldaia a vapore che dee far agire, furonoda lungo tempo lo scopo delle ricerchedei costruttori. Si fece osservare che neifornelli inglesi delle macchine a vapore laproporzione fra la superficie della gra-ta e quella della caldaia esposta al fuocoera nella relazione di circa i a i i, vale adire che per ogni cento decimetri quadratidella grata se ne davano ì i oo di superfi-cie esposta al fuoco. La maggior pal ledelle macchine a vapore di Cornovogliapresentano nella loro superficie di riscal-damento una proporzione molto maggiore,invece in altre macchine questa propor-zione è infinitamente minore. Fairbairndichiara che nelle molte macchine uscitodalle sue grandi officine di costruzionecercò sempre di mantenere la proporzionedi i a 18 che gli parve essere la più con-veniente per le macchine terrestri fisse, cquella di circa i a 14,28 per le macchinedestinate alla navigazione. Trovò in questeultime, con una caldaia bene stabilita eproporzionata, la relazione essendo di i a14, che un chilogrammo di buon carbonfossile ne evaporava 7,46 di acqua, effettoche è il massimo finora ivi ottenutosi.Aumentando la superficie di riscaldamentosi stabilisce un sistema di combustione len-ta che accresce notabilmente la facoltàcvaporatrice degli apparecchi. Per daremaggior peso a questi documenti, Fair-bairn presentò alla Società un quadro diosservazioni esperimentali relative a diecimacchine a vapore che agiscono nella cittàdi Manchester . La media di questi risulta-menti fu la seguente: Forza nominale dellamacchina 4 4 ■> 5 cavalli di vapore; lavoroche gli si fa eseguire 37, 5 cavalli; super-ficie della grata 45 o decimetri quadrati ;superficie esposta al fuoco 5 ,000 decime-tri quadrati : relazione fra la superficiedella graia e quella esposta al fuoco 1 a