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Iltsla eia a trattare 1’ ultimo puntofiutilo, cioè, die si riferisce alla condottadel fornello per avvicinarsi quanto è pos-sibile al massimo effetto. Per questo riguar-do Fairbairn dichiarò aver egli cercato distabilire con esperienze dirette il consumocomparativo del carbon fossile dietro ilpiano proposto da Williams onde abbiamoparlato in addietro e col solito metodo.A tal fine nel gennaio 1842 fece dispor-re , secondo il sistema di Williams , lacaldaia d’ una macchina a vapore di 12cavalli che dava il moto a varii meccanismied utensili. Per tutto il corso dell' espe-rienza ebbe cura di mantenere al massimola resistenza od il lavoro e di regolare ilfuoco in modo da averne uguali condizio-ni per entrambi i sistemi. 11 risultamentofu alcun poco favorevole all’ antico meto-do; ma siccome insorse qualche dubbiosull’ esattezza della esperienza, la si rifecec si giunse a comprovare un economiadi - , in favore del nuovo sistema, op-pure, prendendo la media di tutte le espe-rienze, si riconobbe che il consumo nelnuovo sistema stava a quello dell’ anticocome 292 a 5oo, cioè trovossi circa un 5per 0^/0 in favore del metodo di Williamsper quanto alla spesa, non essendo del restorimasto il menomo dubbio sul toglimentoche questo procura degli inconvenienti delfumo (a).
In conseguenza della relazione del Fair-ragionevole il metodo di fare che il condottoverso Tallo si ristrignesse, ed i difetti no-tati dal Fairbairn in tal caso non potrebberoaver luogo che quando il ristrigniinentofosse eccessivo. Converrebbe esaminare in uncamino fatto cogli stessi materiali di quelloda costruirsi, quale fosse la differenza ditemperatura nei prodotti della combustionefra la base e la sommità, e scemare la sezionedel camino all’ allo in quella stessa propor-zione in cui scema il volume dell'aria e deigas per questo raffreddamento.
(G.“M.)
LnaNmAep.
bairn sorse una discussione cui preseroparte parecchi dotti ed ingegneri e di cuivolentieri riferiremo un sunto, poiché logiudichiamo alto a spargere gran lumesull’ economia nell’ uso del litantrace.
C. E. Williams crede che il relatoreavrebbe dovuto limitarsi a parlare dei mez-zi di evitare il fumo, e che dandosi cosìa complicate considerazioni sulle grate,sulle superficie di riscaldamento e sui ca-mini la Società non giugnerà mai a sod-disfacenti risultamenti. L’ abbruciamenlodel fumo, o piuttosto la maniera di opporsialla sua produzione, egli dice, è una qui-stione puramente chimica che può e deestudiarsi a parte senza riguardo alla caldaia.A suo parere il focolareè tanto indipen-dente dalla caldaia quanto questa può es-serlo dalla macchina a vapore. Dichiara cheal momento in cui aveva incominciato isuoi esperimenti su tale proposito crasianch’ esso imbarazzato d’ una caldaia, mache gli era stato impossibile, come già di-cemmo , di giugnere a qualche uniformità di risultamenti, non potendo più ot-tenere il domani quello che un giornoaveva ottenuto. Dice che vinse finalmentela difficoltà sbarazzandosi della caldaia ecostruendo il suo fornello con termome-tro per registrare il calore prodotto, allorasoltanto giugnendo ad effetti uniformi. Os-serva la generazione del vapore e quelladel calore essere due cose affato diverse, edice che si impegnava di prorlur più vapo-re con un iuoco in cattivo stato, il qualeproduca un fumo denso che si raggiri neicanali, di quello che con un buon fuo-co chiaro e con una perfetta combustionedei gas, tanto è vero, dice egli, che varie
(a) Questo risulUmeuto, come si vede,presenta grandissima differenza da quelloottenuto da Parltes (pag. 4^3), la quale puòforse dipendere dalla maggiore perfezionedel fornello adoperato.
(G.-M.)