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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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56 Locazione

dere, ed anzi è bene che succeda ; nonsolo perch’ è naturale, che notabili ser-vigli resi allo stato, o talenti distinti, olavori importanti vengano dalla pubblicagratitudine pagati con la fortuna, ma an-che perchè senza il superfluo degli uo-mini ricchi nulla eseguire si potrebbe diciò eh’ esigono l’agricoltura, il commercio,le arti, per dissodare, asciugare, migliorarei terreni, per costruzioni d’ edifizii, ponti,dighe, strade, officine d’ogni specie, pianta-gioni in grande, ed altro, e la classe nume-rosa di coloro che vivono dal lavoro delleloro mani,.o che incapaci sono di lavorare,non troverebbero nè salario, nè assistenza,quando d’altra parte è ben noto, chesenza di essi nulla far si potrebbe di quan-to si è detto ; di modo che, se è necessa-rio che vi sieno uomini ricchi, non lo èmeno che molti vi sieno di quelli iquali sprovvisti si trovino di proprietà, oche non ne abbiano a sufficienza ; imper-ciocché la sola urgente necessità è quella,che indur sappia gli uomini a faticosi lavo-ri, e le rendite poi dei ricchi servir debbo-no a compensare questi lavori.

Da ciò adunque si vede, che i proprie-tarii ricchi, quand’anche avessero il genio,la capacità, le forze domandate dalla colti-vazione, e deviali non fossero da altre oc-cupazioni, coltivar non potrebbero cheuna delle loro possessioni, ed obbligatisarebbero d’affittare le altre.

Fra tutte le intraprese però la coltiva-zione delle terre è per buona sorte quellaeh’ esige proporzionalmente le minori an-ticipazioni di capitali ; e questi sono quel-li, che più comunemente si trovano, amotivo del gran numero d’ operai educatialla coltivazione, che vi mettono tutta laloro applicazione, e v’ impiegano le lorofacoltà pecuniarie di preferenza ad ogni al-tro collocamento, conoscendo la soliditàdi questo, e sapendo che, conosciuto l’usoed il bisogno d’ affittare i proprii beni,

Locazione

troveranno sempre, se sono capaci, unpodere da prendere in affitto.

Un proprietario finalmente spenderàsempre più d’ un fittaiuolo per far valereuna possessione : il prodotto di un’ azien-da rurale si fonda essenzialmente sulla co-stante economia applicata ad un’infinità diminuti particolari, nessuno dei quali è datrascurarsi ; sopra un’ esalta sorveglianzadel lavoro degli operai; sulla conoscenza diquel lavoro per averlo esercitato personal-mente ; sull’ attività ed intelligenza nellacompera e vendita delle derrate e dei be-stiami ; e questa minuta economia, pococonveniente ad un proprietario agiato,quest’ esigenza severa del lavoro, perdo-nate non vengono dai villici che ad unfittaiuolo, il cui genere di vita poco siallontana dal loro, il quale sanno quantoabbia bisogno d’essere economo, perchèdee pagare il suo fitto, di modo chequando il proprietario stesso è quelloche dirige la coltivazione, lavorano me-no, e sono più esigenti pel loro sala-rio, e pel loro alimento. E siccome poiciò, che si ottiene con meno spesa èsempre più abbondante di ciò che piùcosta, e siccome ognuno si stanca di spen-dere più per ottener meno, così è facileconoscere che l’uso delle locazioni deipoderi, nel tempo stesso che vantaggio-so diventa ai proprietari, ridondar dee inprofitto dell’agricoltura.

L’oggetto che principalmente occupa iproprietari per lo più, quando tanno unalocazione, è il fitto. Non è qui bisognodi ricordare ad essi con lunghi ragiona-menti, che il loro interesse, non menoche l’equità, indurre li deve a non esigereche un fitto giustamente proporzionato alvalore dei fondi, e tale che un fittaiuolopagare lo possa senza incomodarsi, e senzaperdere quel profitto, che ritirar pur deedalle anticipazioni del suo capitale, dal suotempo, dalla sua industria ; imperciocché