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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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LOGLIO 87

dell’Ai.-il’ uomo. Veggendo primieramente le qua-

Loguo

LOGISTICA. Aulico nomefcEBBA (V. questa parola.)

(Alberti.)

LOGLIERELLA . V. Loglio.

LOGLIO (Lolium). Genere di piantedella famiglia delle graminacee, due dellequali meritano di essere qui ricordate Fonapel danno che reca alle messi, F altra perF utilità che procura nei pascoli, e peivantaggi che presenta nella formazionedelle praterie arlifiziali.

La prima specie si è il loglio propria-mente detto o loglio annuo (Lolium te-ìnulcntum Linn. ). Le sue radici sono fi-brose ed annue ; i suoi steli alti circa i 5pollici, le sue foglie lineari e fascinate, ifiori barbuti. Distinguesi facilmente dallealtre specie, perchè le sue spiche nonhanno mai più che 12 fiori. Abbondaspesso eccessivamente fra le segale, fra ifrumenti, fra gli orzi e fra le avene cheinfèsta in due modi, smungendo il ter-reno e confondendo con essi il suo seme,il cui uso è pericoloso pegli uomini e pe-gli animali. Questo seme, «letto anche%i%%ania, produce non solo F ebbrezza,ma anche assopimento, vertigini, nausee,vomiti, debolezze, intorpidimento dellemembra, moti convulsivi e finalmente lamorte, a chi ne avesse mangiato molto ;ha talvolta anche cagionato epidemie edepizoozie, delle quali altrove si cercavanoinvano i motivi. Si fecero indagini chimi-che per conoscere la causa di questi elfettie credavasi avre rilevato che dipendessedall’ acqua di vegetazione, poiché tantosono più gravi, quanto questo seme èmeno maturo ; e Parmenlier assicurava,che facendolo diseccare al forno, si ren-deva la sua azione quasi nulla.

Indotto dalle nocive qualità del lo-glio, ed anche dalla speranza di poternetrarre utile partito per alcuni usi medici,si occupò il nostro Bizio dell’ analisi diesso e delio studio della sua azione sul-

htà narcotiche che tiene il seme del loglioessere molto analoghe a quelle dell’oppio,si diede a molte chimiche ricerche persepararne un alcali organico, ma senzafrutto. Avendo poscia trattata successiva-mente ed accuratamente con F acqua, conl’alcole e con l’etere la semenza del loglio,la trovò essere composta di amido, di mu-cilaggine, che è precipitala dal sotto ace-tato di piombo, di zimoma, d’ una sostan-za particolare che chiamò gloiololico ,d’ una materia grassa di un principio ama-ro, di mucilaggine che non potè venire pre-cipitata dal sotto acetato di piombo, di unamateria colorante gialla, di un principioparticolare da lui detto Loi.iso ( V. questaparola ), di zucchero incristallizzabile, difosfato di potassa, di materia insolubile, diacido acetico, di calce e di fèrro.

Per conoscere meglio gli effetti del lo-glio, ed in qual parte dei suoi princìpi!risiedesse specialmente la sua efficacia, feceil Bizio parecchi esperimenti sopra di sèmedesimo e sul proprio fratello, incornili •dando primieramente dal provare la ma-teria estrattiva rimasta separata dalle infu-sioni alcoliche. Questo estratto adunquefu preso per la prima volta, impastato colpane polverizzato, e nella dose di un solograno ; ma non essendone da questa pic-cola dose seguito alcun ellelto, fu manoa mano accresciuta fino a dodici grani.Questa notabile dose di estratto fu presadi buon mattino a stomaco digiuno. Nonpassarono quindici minuti, che nello sto-,iliaco si manifestò una sensazione «li calore,temperata si, ma chiara e indubitata, comechiara e indubitata fu eziandio una ugualesensazione di calore alla aorta. Un’ oraappresso si notarono alcuni brividi qua ecolà, e un leggerissimo dolore alle ginoc-chia. Il polso si fece intanto più esaltato■ed energico ; un battito, un tremore par-ve indicare che la sensazione fosse allo