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stomaco, o forse meglio a tutta la regioneepigastrica •, il quale sintomo tornò al fra-tello del Bizio sovra misura incomodo emolesto. Questi etTetti si manifestarono cir-ca tre ore dopo aver inghiottita la sostanzadel loglio 5 fe furono anche accompagnatida una respirazione stentata ed affannosa.Dopo di ciò, la velenosa sostanza durò aprodurre i suoi effetti generando gra-vezza notabile alla testa, ed in ispecialitàagli occhi, i quali divennero, come pure lepalpebre, turgidi e rubicondi per lo iniet-tamento dei vasi sanguigni, i quali eranoper opera del veleno a quella condizioneportati, che suole indurre la flogosi. Qua-sta maniera di ebbrezza, questo turbamen-to delle naturali funzioni portatosi alla te-sta, riusciva finalmente in un vero doloredi capo, il quale durava di sovente tuttala giornata ; anzi fu un giorno, in cui ve-nendo la sera il dolore si esacerbò permodo da dover porsi a letto.
Questi effetti furono notabili e cospicui,e a produrli bastarono, dodici grani diestratto ; ma è da notarsi che i maggiorieffetti furono prodotti con quantità mag-giori di quella sostanza ; avendone il Bi-zio portato la dose fino a venti grani ; tut-tavia anche con la dose di soli otto odieci grani si poterono notare alcuni pic-coli effetti.
Spesse volte volle il Bizio veder con-sumata 1’ efficacia del veleno, senza met-tere impedimento alla progressione de’ suoieffetti ; ma altre vi furono, nelle qualicercò di impedire l’azione sua perniciosa ;e vi<le che conseguiva assai facilmentel’intento, pigliando a modo di limoneagli acidi minerali o vegetabili nel momentoche rendevasi affannosa la respirazione, esi manifestava il tremito allo stomaco eda tutta la regione epigastrica.
Raffermatosi cogli argomenti notati, cheiu quella sostanza stava tutta 1’ efficaciadel loglio, ed assicuratosi anche bene che
Loglio
in quell’eslrallo c’era il lolino, non dubita-va il Bizio di avere nel lolino tutta interala virtù del loglio. Il perchè cominciò aprendere minime dosi di quella nuova so-stanza, impastandola con la midolla delpane ; ma sempre senza poterne notare ilpiù piccolo effetto. Tuttavia non potendosicapacitare che niuna virtù fosse in quelprincipio, il quale anzi credeva avernemoltissima, durò a sperimentarlo portan-done le dosi fino a sei ed otto grani. Al-lora si avvide che quantunque niuno pro-ducesse degli effetti narcotici dell’ estratto,durava però a cagionare quella sensazionedi calore nello stomaco, la quale, nonportandovi sconcerto e disordine, v’ indu-ceva anzi un soave eccitamento, che lefunzioni avvalorava di quel viscere ; con-ciossiachè entrambi gli sperimentatori sen-tirono più che per lo innanzi voglia e bi-sogno di cibo in quei giorni, nei qualiavevano preso il lolino. Ma questo fallobenché ci abbia fatto conoscere una nuo-va virtù del lolino, la quale prima diaversi per indubitata vuole ancora mollesperienze, nulla chiarì sul principio narco-tico del loglio : anzi compiuta 1’ analisi efalle le molte sperienze sopra i varii prin-cipii che giunse a separare, niente venneal Bizio trovato di quello che cercava. Nongiunse quindi a separare dall’estratto l’ef-ficacissimo principio tanto attivo sull’ ani-male economia, ma potè mostrare bensìin qual parte desso esista realmente.
I rimedii prescritti a coloro che hannomangiato, del loglio sono prima gli eme-tici per liberarsene lo stomaco, poi 1’ ace-to assai allungato nell’ acqua, per calma-re l’irritazione di quel viscere : Bosc (licepoter indicare questi rimedii come certiper sua propria esperienza. Del resto,per poca abitudine che uno abbia, di-stingue facilmente al primo boccone, edanche alla prima occhiata, il pane checontiene del loglio : è acre ed amaro, di