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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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Longevità

vi è alila causa di danno, che cioè restanospesso dall’ intralciamento di altre radici,quasi affogate, e non possono bene svi-lupparsi o liberamente servire all’ ogget-to della nutrizione. Le radici medesimehanno grande influenza sulla formazio-ne dei nuovi strati esterni, nei quali gliorgani nutritivi si riproducono per fardurare la pianta, ed è per questo che quan-to più estese e legnose saranno le radici,più lenta sarà, per conseguenza,la riprodu-zione degli organi anzidetto

Le piante monocarpiche, cioè quelle chefruttificano una sola volta dentro 1’ anno odentro i due anni, e talune ancora in qual-che tempo più lungo, hanno la duratadella loro vita più distinta. Vivono in-fatti finché non pervengono a compireil loro scopo, la fruttificazione, dopo di che1’ esaurimento della vita avviene senza ri-paro. Il Decandolle ha spiegato bene,nellasua fisiologia vegetale, come ciò avvenga ;ed a questa insigne opera rimandiamo chivolesse essere più profondamente ammae-stralo intorno a ciò. Citeremo soltanto al-cuni esempii di questi fatti. La segale co-mune benché annua, pure nei luoghi mon-tuosi freddi, trattenuta nella sua vegetazio-ne e sviluppo da intempestivi geli e nevi,non potendo fruttificare nell’estate vegnen-te, tarda fino alla seconda estate a fare ilfrutto, e subito dopo perisce. Lo stesso av-viene se si semina con le prime pioggie diluglio e si sega nel successivo autunno,poiché allora procrastina la vita fino allasuccessiva estate per fruttificare e quin-di perire. L’ agave americana, che vivepiù di due anni, ma che fiorisce una so-la volta, ha una vita indeterminatissima,poiché nei paesi più caldi non producefino ai cinque o sei anni i suoi fiori o(rutta; in climi più temperati indugia finoai cinquanta ed ottanta anni a farli vedere ; :ma in ogni caso fiorito che abbia una volta e ;maturato il frutto, perisce immancabilmente.

Sappi Dii. Tecn. T. XIX.

Longevità yj

Le piante policarpiche o perenni, sem-bra die sieno nella loro durata di v ita inuna certa relazione con la quantità di fruitache producono; così un albero che frutti-fica più spesso e più abbondantemente ha\ita più breve di altro che è in circostan-ze opposte. Ciò dipende dall’essere il semeun organo assai attivo e che attira grandequantità di nutrimento, da esaurire le forzevitali del vegetale più o meno, a secondadell’ attitudine a resistervi od a ripararsidalle perdite.

Per quanto sia difficile lo stabilire conprecisione la lunghezza della vita di unalbero, perchè mancano osservazioni ememorie storiche su questo proposito, pu-re sappiamo, almeno approssimativamente,a quanto può estendersi questa vita.

Si citano alberi esistenti da moltissimianni, e da ciò approssimativamente se nepuò dedurre la durata delle specie princi-pali e più comuni, confrontandone, conalcune avvertenze, i diametri dei tronchi.Decandolle parla di un olmo sanissimo,tagliato a Ginevra nel 1827, che si è cal-colato avere l’età di 355 anni.

A Brignolle poco lontano da Tolone esiste ancora un grosso olmo, il quale daMichele De l’Hopilal, in una sua opera inversi latini, è rammentato come già gran-de da attirare 1 ’ ammirazione dei viaggia-tori. Carlo IX nel a 5 ottobre 1 5 64 fecedare un gran ballo sotto questo colossovegetale.

Circa il 1777 fu tagliato vicino a Vol-terra un vecchissimo olmo detto di S. Ot-taviano, perchè, essendo cavo nel suo pe-dale, serviva di ritiro a quell’ anacoreta,che andò colà ad abitare intorno al i 5 oo.

L'n bagolaro ( ccltis unstralis ) esistenel giardino botanico di Montpellier , pro-babilmente piantato nel tempo della fonda-zione di quel giardino,cosicché ora (1 8/j 3 )avrebbe 240 anni.

Anche un albero di Giuda (cercis sili-1 3