11 4 Liccio
dati nel Nilo , e che erano appunto quelliche gli antichi Greci annunziavano in quelfiume sotto il nome di osuonicos.
In molti paesi il luccio, per la sua vo-racità, è chiamato pesce-lupo. Divora ani-mali quasi grossi al par di lui, e si piasoecon avidità di ranocchie, di serpenti, ditopi, di anatrotti e di altri uccelli acquatici,ed anco dei cani e dei gatti che si gettanonell’ acqua appena nati. Il Ilondelezio ri-ferisce che nel Rodano un luccio addentòil labbro inferiore di una mula che beveva,nè se ne staccò che quando si fu già moltoallontanata dall’ acqua. E stalo però os-servato che, malgrado la sua avidità, saben 'distinguere le sostanze che non gliconvengono : se ne vide uno ricevere einghiottire ranocchie che gli si dava-no, e rinunziare un rospo che gli si eraquindi gettato. Il consumo che fa di pe-sci è tale che un solo individuo adul-to è capace di spopolare uno stagno :perciò bisogna aver cura al tempo dellapesca, di non lasciarne di grossi e di met-terne un piccolo numero di giovani, sevuoisi che la seguente pesca sia produttiva.
Il luccio non è solamente dannoso perla grandezza delle sue dimensioni, per laforza dei suoi muscoli e pel numero dellesue armi, ma lo è ancora pegli artifiziidell’ astuzia e dell’ istinto.
Quando si è lanciato sopra un animalevoluminoso, lo prende per la testa e lotiene nella vasta sua bocca, con gli acutie ricurvi denti, finché la porzione ante-riore di questa preda sia rammollita, opiuttosto per metà digerita. Ne aspira poiil rimanente e lo inghiotte, come fanno iboa. Nei fiumi teme il solo perso e la spi-narella, pegli aculei dei quali sono armatele loro pinne dorsali ; ma talvolta ancoraassale il perso, lo ferisce, lo trattiene inposizione immobile, e aspetta che soccom-ba per la perdita del sangue, per inghiot-tirlo dopo la morte. Alberto Magno dice
Leccio
essere stato testimonio di questo fatto. Inquanto alla spinarella, non può questa maiservirgli di pasto, giacché i suoi aculei si eri-gono nel momento della morte, e quandoun luccio gioviue, senza esperienza e sti-molato dalla fame, ardisce inghiottirneuna, perde quasi sempre la vita.
In una descrizione fatta da Veicardo Val-vasor, del lago di Zirknitz, nella Carinola,leggesi che in quel lago vivono in grandis-sima quantità lucci del peso di dieci,venti, trenta a quaranta libbre, nello sto-maco dei quali è assai comune il trovareanatre intere. La Chesnaye Des Boys diceche si trovarono pure, nello stomaco dicerti lucci, le frutta spinose della irapanatans, conosciute sotto il nome di casta-gne acquatiche. Finalmente il Gionstonìoassicura d’ aver veduto un grosso luccioche conteneva nel ventre un altro luccionon piccolo, il quale aveva nel ventre untopo acquaiuolo.
11 luccio può giungere fino alla lun-ghezza di sci a nove piedi ed al peso diottanta a cento libbre. Quelli di quattro acinque piedi non sono rari negli immensilaghi dell’Europa settentrionale e nei gros-si fiumi dell’ Asia settentrionale, come ilTolga. Willughby ne ha veduto in Inghil-terra uno del peso di quarantatre libbre,ed il dottor Brand, nella sua terra pressoBerlino , ne prese uno della lunghezza disette piedi. Bloch ha esaminato lo schele-tro della lesta di un altro individuo, cheaveva dieci pollici di larghezza, lo che dàal corpo una lunghezza di otto piedi.
Ma fra lutti i lucci, il più celebre, èquello sulla cui esistenza non può produr-si alcun dubbio, che fu preso nel 1 4 97? aKaiserslautern presso Manheim, ed avevaquasi diciannove piedi di lunghezza e pe-sava 55o libbre. Fu dipinto in un quadroche conservasi al castello di Lautern, edil suo scheletro per lungo tempo venneconservalo a Manheim. Recava un anello