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né itale a noi irragionevole o strano iliridurvi anche quelli della lucciola chescintilla nelle siepi e nei boschi, e di queglianimaletti microscopici che rendono lumi-nose le onde di alcuni canali. La respira-zione non è di fatto dessa una combina-zione dell’ ossigeno col carbonio principal-mente, cioè a dire una combustione ? Nonpotrebbe dessa avvenire in questi insetticon tanta forza da spargere una luce cheattraversasse il corpo semi-trasparente de-gli animalelti medesimi? Non potrebberole sostanze onde si cibano subire tali can-giamenti particolari da prestarsi a questoeffetto in modo particolare, e da divenire,come si dice fosforescenti? Siamo ben lun-gi dal voler dare gran peso a questa spie-gazione ; ma crediamo bensì che possaforse meritarsi d’ essere studiata quanto lealtre della elettricità, e simili, e si può ad-durre in appoggio la osservazione fattasida alcuni che gli animalelti infusorii chevivono nell’ acqua divengono soltanto lu-minosi quando vengono a contatto del-1’ aria.
Quantunque da queste cause diversederivi luce che all’ apparenza sembra lastessa, tuttavia vedremo più innanzi esserequesta dotata di alcune proprietà diffe-renti secondo la sua provenienza.
Incerta affatto ed ignota è la naturadella luce, di questo animatore dell’ uni-verso, sussistendo il dubbio tuttora se siaun ente particolare od una modificazionedella esistenza di altri enti soltanto ; aven-dosi solo ipotesi più o meno strane su ta-le proposito, fra le quali noteremo quelladegli editori dell’ opera di Thouvenel sulclima d’Italia, stampata nel 1797 a Vero-na , la quale suppone che il calorico e laluce derivino dalla decomposizione delfuoco solare, e che dalla loro unione conl’ossigeno derivi 1’ elettrico. Analoga aquesta è la ipotesi del Bischoff, riferitaall' articolo Galvanismo in questo Supple-
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mento (pag. 281, Tom. X) che, cioè, laluce non sia che il primo grado di ossige-nazione del calorico. Altri, meno arditi, li-mitaronsi a considerare la luce come unfluido imponderabile, senza pretendere discrutinarne l’intrinseca natura ; riguar-dandolo però i più siccome distinto daquegli altri supposti fluidi che produconoil calore, la elettricità, il magnitismo, im-perocché, quantunque tutti questi fluidiproducano molti effetti consimili, pure lidanno in gradi molto varii, ed in circostan-ze differenti notabilmente. Questa ipotesiche la luce sia un fluido, lasciando a parteper ora la quistione della sua identità conaltri pretesi fluidi, ne conduce natural-mente a parlare del sistema della emissio-ne col quale molli riputalissimi fisici spie-gano i diversi fenomeni della luce.
Questo sistema dell’ emissione venneimaginato dal celebre Newton, il qualesuppose che la luce fosse un fluido infini-tamente sottile che emana dai corpi lumi-nosi, e slanciato da questi nello spazio, visi muove con ammirabile rapidità in linearetta, modificandosi in molte e diverse ma-niere secondo che incontra corpi che lolascino passare liberamente od altri chenon ammettendolo al loro interno lo ri-flettono. Questi raggi luminosi suppon-gonsi attraversare lo spazio in direzioniinfinite, senza però (àrsi ostacolo 1’ unl'altro, a motivo della tenuità estrema del-le molecole luminose, la quale è sì grandeda doversi presumere queste molecole stes-se separale da intervalli molto più grandidel loro diametro, cosicché possano in-crociarsi in ogni verso senza imbarazzarsi1’ una con 1’ altra.
Queste molecule avrebbero un’ esisten-za materiale indipendente dal movimentoonde sono animate ; ma la loro massa in-finitamente piccola non sarebbe soggettaalle leggi della gravità, ma formerebbe unamateria diversa da quelle pesanti. Sarel>-