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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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caduti sulla superficie di uno spoochioconcavo o di una lenta vengono ivi riflet-tuti o rifratti in guisa da incrociarsi in unpiccolissimo spazio, trovasi ivi uno svilup-po di calore. La temperatura d’ un corpoesposto al sole si innalza più che noi fac-cia all’ ombra ; se questo corpo è traspa-rente una gran parte della luce sfugge al-l’assorbimento, ma l’innalzamento di tem-peratura è minore ; quindi, sembra che laluce sol afe si trasformi in calore allorquan-do penetra nei corpi. I corpi a temperatu-ra molto alta, d’altra parte, divengono lu-minosi, ed in tal caso il calorico radiantesembra acquistare le proprietà della luce.Le difficoltà che tuttavia si incontrano perispiegare con vibrazioni l’insieme dei fattidovuti al calorico, rende più semplice peresso la ipotesi della emissione ; quindi laanalogia induce a preferire anche per laluce la ipotesi dell’emissione a quella delleondulazioni. Non mancano tuttavia altrifenomeni meno favorevoli all’ identicità dicausa del calore e della luce. I corpi fosfo-rescenti spargono un lume debole bensì,ma non accompagnato da calore sensibile.Certi animali sono nello stesso caso, e vihanno alcuni fenomeni chimici, come lacombinazione dell’ ossido di carbonio edel cloro, che sono prodotti dalla sola lu-ce ; finalmente, si possono separare certeparti da un raggio solare, le quali, produ-cono effetti di calore senza luce, ed altreche danno invece luce senza calore. Tut-tavia questi fatti indicano soltanto poterei fenomeni luminosi sussistere senza essereuniti a quelli del calore, ma non si posso-no riguardare come un obbietto contro laidenticità delle cause primitive o degliagenti cui si dee attribuire il calore e laluce. Quando pure non vi avesse che unsolo fatto certo il quale mostrasse questiagenti confondersi insieme e trasformarsiuno nell’ altro, basterebbe per istabilirequesta identicità. Qualunque siasi in con-

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seguenza la ipotesi che si adotta per ispie-gare i fenomeni della luce, bisogna risol-versi di adottarla anche per quelli delcalore.

Quando però adottisi il sistema dellaemissione, conviene supporre 1’ esistenzadi molte materie luminose, diverse, cheproducano altrettanti colori o gradazionidi colori, per ispiegare la decomposizionedella luce, e tutti i fenomeni del colora-mento. Con la teorica dell’ ondulazioneall’opposto facilmente si comprende, comevedremo, che i movimenti vibratorii più omeno rapidi, possono produrre senzazionidiverse ; essendo in tal caso i colori per1’ occhio, quello che i suoni con differentivelocità di vibrazioni sono per l’orecchio;quindi c che, sotto questo ultimo aspetto,stà il vantaggio per la emissione.

Se in così arduo argomento alle ipotesiavanzate da altri ci fosse permesso aggiu-gnerne alcuna, parrebbe a noi che si po-trebbe forse ammettere la produzione epropagazione della luce dovuta a vibra-zioni ed ondulazioni, senza ricorrere allapresenza di una sostanza eterea particola-re per la diffusione di quelle, vale a dire,supporre che queste ondulazioni si facesse-ro nell’aria e nelle altre materie pesanti, eche dal rapidissimo soffregare delle moleco-le loro ne venisse sviluppo di elettricità, inmodo che si rendessero luminose. Siccomepoi conseguenza dell’ attrito si è pure losvolgimento del calorico, in ciò trovereb-besi la ragione del calore che accompagnasempre la luce diretta, potendosi ad unamodificazione delle onde o ad un assorbi-mento del calore, attribuire il poco o nes-sun calore che rimane alla luce riflessa dacerti corpi o rifratta attraverso di alcunialtri (V. Radiazione). Anche questo siste-ma insufficiente sarebbe, a dir vero, a spie-gare le azioni chimiche della luce ; maavrebbe almeno il vantaggio di non abbi-sognare di un ente particolare sparso