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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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i38 Luce

che Newton chiamava accesso delle mole»

cole luminose.

Anche le lamine grosse in cèrte circo-stanze danno un coloramento, e la scopertadi questo l'alto decsi pure al celebre Newton.Ammettendo un raggio di sole R R (Gg. 5)attraverso il loro di una finestra di unterzo di pollice di diametro se lo invianella direzione dell’ asse di uno specchiodi vetro M grosso ~ di pollice, concavosul dinanzi e convesso sul di dietro, ove ècoperto al solito con la foglia di mercurio,il raggio della curvatura di ambo i latiessendo di 5 piedi e n pollici. Presen-tando di facciata allo specchio, alla distanzadi 5 piedi e i i pollici, un pezzo di cartaA R, vi si scoprono 4 a 5 anelli coloratiintorno all’apertura R per cui passa il rag-gio che va allo specchio. Questi anellihanno gli stessi colori di quelli che tienela luce trasmessa attraverso le lamine sot-tili e che vennero dianzi indicati. Se laluce R R era rossa, tutti gli anelli sonorossi, e così per lutti gli altri colori, glianelli avendo la massima larghezza colrosso e la minima col violetto. Misurandoil loro diametro con la luce omogenea,Newton stabilì che i diametri delle partipiù luminose erano fra loro come i nu-meri o, 1 , 2 , 3, 4, 5, ecc., e i diametridelle parti più oscure come i numeri in-termedii r, i j, s j, 3 j, 4 -j, ecc., usan-do specchi di maggiori grossezze gli anelliriuscivano mano a mano minori ed i lorodiametri stavano reciprocamente come leradici quadrate della grossezza dello spec-chio. Levando la stagnalura dal di dietrodello spechio gli anelli divengono più lan-guidi senza alterazione della loro grandez-za ; se ponesi sul rovescio dello specchiosenza stagnalura un grosso strato di oliodi trementina od altro olio dotato dellastessa forza rifrangente del vetro, si puòtogliere interamente la forza di riflessionedi quella parte della superficie e gli anelli

Leon

che vi corrispondono scompaiono. Quindiè manifesto che la parte posteriore dellospecchio è necessaria alla produzione deglianelli. Questa deduzione è anche provata<lnl fatto che non appaiono quando av-viene la riflessione sopra una semplice su-perficie metallica.

Per quanto sia perfettamente polita unasuperficie di vetro o di metallo, sparpa-glia una debole luce irregolarmente in ognidirezione, mediante la quale la superficiepolita, su cui cade il raggio del sole in unastanza oscura, può esser veduta dall’occhioposto in qualsiasi posizione. Questa lucesparpagliata facilmente produce i coloridelle piastre grosse onde ora parliamo.Newton spiega questi colori con la ipotesidegli accessi di facile riflessione e trasmis-sione dianzi accennati,mentre inveceYounggli attribuisce alla interferenza di due por-zioni di luce, una dispersa dalla superficieanteriore dello specchio prima della rifra-zione, e l’altra dispersa dalla stessa super-ficie quando i raggi tornano ad essa dopoessersi riflessi Sulla superficie posteriore.

Nella precedente esperienza gli anelli sisono prodotti con una sola lamina,, ma sipossono vedere più facilmente e più viva-ci con due piastre di uguale grossezza.Questo fenomeno, che venne scoperto daBrewster, si comprenderà supponendo cheA B e G D, fig. 6, sieno sezioni di duelastre di vetro a facce paralelle, tagliate dauno stesso pezzo, l’ongonsi alla distanzadi circa ^ di pollice con le loro superficiepiù vicine e ponendo l’occhio in V guarda-si attraverso di esse nella direzione Y R lafiamma di una candela, oppure, che è me-glio, si guarda contro un disco circolare diluce che faccia un angolo di 2 ° o 5°; il di-sco circolare si vedrà semplice ; ma se unadelle lamiue inclinasi leggermente rispettoall’ altra, come indica la figura, fino a cheuna o più delle imagini riflettute venga-no ad essere dislinlaiaente separate dalla