* fio Luce
poiché in allora ò quasi impossibile chel’uno o l’altro di essi non ispariscaper la riflessione della luce indecompostao bianca che la politura della superficieproduce, sicché 1’ effetto dell’ insieme diquésti colori non può mai vedersi qualevolle ottenerlo l’artista. Un esempio diquesto fatto ci porgono le miniature co-perte di una lastra, o gli smalti coperti diuno strato vitreo molto liscio, i coloridei quali, e spesso anche i loro contorni,
Luce
ma maochina da Intagliare a paralelle, eragiunto a fare solchi sull’ acciaio non piùdistanti di ^ ad di pollice, ed
aveva con questo acciaio ottenuto fibbie,fermagli, bottoni ed altri simili oggetti digrande bellezza e di poco valore, procu-randosene copie a prezzo ancora più mi-te sull’ ottone, sull’ argento od anche sul-1’ oro, mediante le macchine da coniare.Alla luce diffusa i colori di queste super-ficie debolmente apparivano, a meno che
non si possono scorgere che guardandoli riflettessero 1’ orlo di un oggetto oscuro
di fronte, per evitare che giunga all’ occhiola luce riflessa da essi. Si è pure per talemotivo che le irnagini fotografiche riesco-no difficili a vedersi per la lucidezza del-P argento che dee formarne il fondo.Abbiamo invero veduto come il nero stes-so possa sembrare bianco quando è mol-to polito. Questa nozione medesima inse-gna ai tintori ed altri artefici, per qualragione vedansi spesso superficie che sem-brano di un dato colore mirate sotto undato angolo, e di colore diverso quandoquesto angolo varia per cui riescono acolori, come suol dirsi cangianti. Spiegan-doci il modo come questo effetto si formisulla superficie della madreperla, la teoriaci insegna come si possa giugnere anchemeccanicamente ad ottenerlo. Abbiamo in-vero accennato, parlando della iridescen-za (pag. i 39), come basti a tal fine pro-curarsi un improntamento della madreperlastessa sopra cera lacca od anche sopraleghe metalliche, ed è chiaro che questeultime, coperte con una vernice che neimpedisca 1’ alterazione, potrebbero ser-vire ad oggetti- di ornamento assai bellie di tenuissimo prezzo. AH’ articolo poiIridescenza vedemmo come si facesserocon macchine solchi di tal minutezza daprodurre, decomponendo la luce, gli effettidell’ iride. Il primo ad ottenere questoeffetto sembra essere stato l’inglese Gio-vanni Barton, il quale con una delicatissi
sopra un fondo mólto illuminato ; ma conuna forte luce, e particolarmente con quel-la del sole e delle fiamme del gas, i coloriiuseivano di straordinaiia vivacità, e laforza delle tinte che rifletteva ciascun rag-gio luminoso rivaleggiava con quelli cheproducono gli stessi brillanti. Fraunhofer,il quale studiò i fenomeni prodotti dallesuperficie così solcate, costruì una mac-china che produceva fino a 3a,ooo sol-chi in un pollice di Parigi .
La conoscenza delle leggi della de-composizione dei colori prodotta dal pri-sma o dalle altre sostanze trasparenti eda facce non paralelle, tanto per rifra-zione come per riflessione, conveniente-mente applicata, insegna agli artefici qua-le sia la forma più vantaggiosa da darsi aiciondoli delle lumiere, ed a quegli altrilavori di vetro faccettati, come tazze, vasisimili, per ottenere quegli sprazzi di lu-ce variamente colorati, in che consiste laprincipale loro bellezza. Dalle stesse teo-rie deduce il gioielliere la forma più op-portuna a darsi ai diamanti, ai rubini eda tutte le pietre preziose che dee faccetta-re, e che da questa operazione tanto gua-dagnano di bellezza, appunto pei varii ri-flessi che producono e che ne rende cosìvario l’effetto, che sarebbe altrimenti sem-pre uguale e monotono. Per le stesse ra-gioni che arldufcemmo in addietro, relati-vamente all’influenza della politura, anche