Luca
il gioielliere la riduce più o meno finita,secondo die vuole far ispiccare più omeno il colore della pietra clic lavora, ecombinandone varie, alcune più polite,altre meno, può ottenere effetti di sor-prendente bellezza. Questo stesse nozionidi cui parliamo, servono a spiegarci glieffetti dell’ arco baleno ; e 1’ avvedutocostruttore di giardini sa trarne partito,dirigendo le cadute d’acrjua o i zampillidelle fontane, in guisa che riproducano<|uesto effetto. Il fenomeno dell’arco ba-leno è in vero solo il risiiltamento dellarifrazione della luce, combinato con quel-lo della riflessione di essa.
Questo fenomeno avviene soltanto quan-do il sole slancia i suoi raggi sopra unanube opposta ad esso e che risolvesi inpioggia ; per conseguenza non può es-sere veduto se non da chi trovisi fra ilsole e la nuvola, con la schiena rivolta alprimo. Ognuno sa che presenta i colori delprisma, trovandosi il rosso alla zona su-periore, cioè nella parte più convessa del-l’arco ; spesso vedonsi, due, tre od anchequattro archi i cui colori vanno scemandodi intensità, e sono con ordine inverso intutti gli archi, cominciando dal secondo.L’ arco baleno riesce tanto più visibile,quanto più nero è il fondo sul quale di-pignesi, e la sua grandezza dipende dal-l’altezza del sole, dalla posizione dellospettatore e dalla figura della terra avvi-luppata dalle nuvole. Nell’aperto del mare,c dove vedonsi gli archi baleni più belli.Questo fenomeno, studiato assai tempo inaddietro dai nostri italiani, gli aveva con-dotti a scoprire una parte di quegli arcaniche formarono poi la gloria immortale delNewton. Cosi Francesco Maria Grimaldi ,gesuita bolognese, morto nel i 563 , nellasua opera postuma De lumine, coloribuset iride, scopriva la deviazione del raggiosolare, detta poi inflessione dal Newton ;osservava la dilatazione del l'aggio che ca-
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deva sui prisma, e comprendeva essere Fel-icito di una duplice rifrazione, rappresen-tando con tavole accurate il fenomeno, maattribuendolo ad alternativi condensazionie rarefazioni di luce. In appresso GiuseppeAntonio Barbari di Savignono, in un’ o-pera stampata nel 1678 ed intitolata L’I-ride, esponeva, dietro esperienze fatte conGeminiano Montanari suo maestro nel1662, come fosse necessario per la pro-duzione dell’ iride, che una nube scioltain gocce minutissime di acqua si trovassedirimpetto al sole e venisse percossa dairaggi di quella. Adduceva in confermadella sua teoria, gli effetti prodotti dallepioggie artifiziali, dagli spilli delle fontanee da sfere di cristallo piene di acqua, e sucui cade un raggio di luce,de quali muta-no di colore secondo che si innalzano osi abbassano, sperimento questo ultimofattosi dall’ arcivescovo di Spalatro MarcoAntonio de Dominis , fino dal 16x1. Nel-l’opuscolo del Barbari, vedesi chiaramenteannunziata la rifrazione e la diversa inclina-zione che prendono i raggi per tale motivo,donde derivano i colori, prima rosso, poiverde e giallo, quindi paonazzo. Certo ilettori ci scuseranno questa breve storicadigressione intorno ad un Italiano cheaveva segnate le prime orme nella viacalcata poi con tanto onore e* profittodella scienza dal Cartesio e dal Newton.
Il coloramento prodotto dalle laminesottili,spiega pure molti effetti delle arti edinsegna loro la maniera di ottenerne altricon profitto non lieve. Al coloramentodelle lamine sottili devono tutta la lorobellezza quelle minutissime scagliette divetro di varii colori che si ottengono sof-fiando grandi palle, quindi rompendole,e che si adoperano per adornamento erisalto degli abiti de’ commedianti, ed altrisimili usi, conosciuti fra noi col nome ver-nacolo di sbruffi. Agli effetti delle laminesottili, devono la bellezza dei loro colori