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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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i^o Luce

agli articoli Fotografia e<l Impressioxabii.edi questo Supplemento, ove principalmen-te parlossi dei cangiamenti che producesul nitrato, sul cloruro e sopra altri sali diargento, e specialmente su quell’ iodurodi esso che forma la base del metodo mi-rabilissimo del Daguerre . Si è ivi pureparlato delle variazioni che cagiona la lucesopra strati sottili di alcune essenze, sulbicromato di potassa, sull’ ioduro di carbo-nio e su molte altre sostanze.

Un’altra proprietà della luce complessaè quella di facilitare le combinazioui dialcune sostanze. Così, se esponesi ad essaun miscuglio di volumi uguali di cloroe di ossido di carbonio queste sostanze sicombinano insieme, condensandosi a metàdel volume che avevano dapprima. Pari-menti volumi uguali di cloro e di idroge-no mesciuti, se si espongono alla luce di-retta combinansi con violenta detonazione.Quello che vi ha di più singolare relativa-mente a questo ultimo elfelto si è, che1’ azione si esercita anche sul cloro presoseparatamente, avendo Draper riconosciutoche il cloro gassoso, esposto alla luce dif-fusa od a quella del sole diretta, acquistala proprietà che manca al cloro prodottosie conservatosi nell’ oscurità, di unirsi assairapidamente con l’idrogeno gassoso, pro-prietà che durevolmente mantiene.

Non è da tacersi la osservazione delBrandes, cioè che anche il solfato di chi-nina esposto al sole molto a lungo tignesidi color bruno.

Accennatisi in tal modo i principali ef-fetti della luce complessa, vedremo adessoin qual parte principalmente risieda 1’ a-zione chimica di essa.

Siccome abbiamo veduto esservi unaparte dello spettro ove è massimo il calo-re, ed un’ altra dove è massima invece laluce, cosi anche pegli effetti chimici vi han-no punti ove sono maggiori, altri ovesono minori. Questo fatto erasi già ossser-

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rato primieramente dallo Scheele , e vennepoi posto in maggior lume nel 1801 daRitter, il quale trovò che la maggior forzachimica risiedeva nella estremità violettadello spettro, e specialmente al di là delraggio violetto ; trovò che il cloruro di ar-gento, per esempio, diveniva nero al di làdel raggio violetto, meno nero nel raggiovioletto e meno ancora in quello azzurro,e che 1’ effetto andava scemando fino adivenir nullo a misura che si andava allon-tanandosi dal raggio violetto. Quasi con-temporaneamente Wollaston ebbe a nota-re gli stessi fatti. In appresso la esistenzadi questi raggi dotati di azione chimica aldi là del limite della luce violetta, vennesempre più dimostrato, e specialmente da-gli esperimenti di Ilerschel, il quale trovòavervi ivi raggi anche luminosi, con unagradazione che egli nomina grigio di spico.

Il dire per altro che 1 ’ azione chimicadella luce è massima nella parte al di làdel raggio violetto, e lo stabilirvi un limite,sarebbe espressione molto inesatta, imper-ciocché sembra che in quasi tutto lo spet-tro 1’ azione chimica esista, e più special-mente nelle parti estreme di esso, conquesta differenza soltanto che produconoeffetti opposti, cioè a dire, che i raggi ver-so 1’ estremità violetta e al di là di quella,tendono a disossidare le sostanze sulle qualicadono, cioè a separarne l’ossigeno ; men-tre invece i raggi verso 1’ estremità rossatendono ad ossidare le sostanze da essicolpite, cioè a favorire la loro combina-zione con 1 ’ ossigeno. Perciò a torto, nesembra, vorrebbero alcuni distinguere unaterza classe di raggi nella luce oltre quellitermici e quelli luminosi, col nome di raggititanici, od almeno converrebbe estenderequesto nome ai raggi di entrambe le estre-mità dello spettro. Si è per questo motivoche, come Ilerschel ebbe ad osservare lamassima azione chimica dello spettro variasecondo la natura delle sostanze sulle quali