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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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Luce

della camera oscura venendo a formarsisopra superficie inuguali e ondulale, virisulta debole e non bene distinta. Credoadunque che le prime cure si abbiano adirigere sul perfezionamento delle piastre,e che se a ciò si fosse abbadato la foto-grafia avrebbe progredito molto, più rapi-damente.

A queste mire, che tendono al perfezio-namento dell’ arte, altre sono da aggiun-gersene tendenti all’economia di essa prin-cipalmente. Sono in tal classe da annove-rarsi quei tentativi fattisi per sostituire alplacche la carta inargentata, di cui parlossiall’ articolo Imfeessionahii.e ( T. Xllf diquesto Supplemento, pag. /|43). Raifè nepresentò saggi all’ Accademia delle scienzedi Parigi , ed insegna che per polirla basta,dopo averla incollala sopra un cartone,spargervi del tripoli assai fino e stropicciar-lo a secco, mediante il cotone. Abbiamofatto qualche prova, la quale ci mostròpotersi invero ottenere imagini abbastanzabelle sulla carta inargentata, e noteremo dipiù che queste imagini avevano il vantag-gio di non essere che difficilmente cancel-labili, mentre si sa che quelle sull’argentosoffrono al menomo tocco. E inutile il direche la carta inargentata deve essere dellamiglior qualità ed a superficie brunita.

Una sostituzione al placche, la quale cidiede ottimo effetto, con ispesa molto mi-nore si fu 1’ uso di quelle lamine d’orpelloinargentate che ci vengono principalmentedalla Germania . Siccome queste per lacrudezza delle lastrine di rame sottopostesono come ondulate ed a superficie moltoinuguale, così per adoperarle nella foto-'grafia ricorremmo all’espediente che segue.Attaccammo con un cemento resinoso que-ste laminette sopra una piastra di zinco odi altro metallo, e mentre il cemento eraancora caldo vi sovrapponemmo una lastramolto polita di rame oppure una dellemigliori piastre di placchè preparate per laSappi Dii, Tecn. T. XIX.

Luce tyy

fotografia, assoggettando quindi il lutto adima forte pressione e lasciando durar que-sta fino a che il tutto si fosse raffreddatocd avesse fatto presa il cemento. In talmodo la superficie inargentata della laminad’ orpello riceveva una brunitura simile aquella della lamina contrappostavi, e, po-lita con qualche diligenza, dava imagini al-latto simili a quelle che si hanno sopra ilplacchè.

Lo snettamento delle piastre è purecosa di molto rilievo, siccome quello dalquale il buon esito dell’ operazione in granparte dipende. Negli articoli Fotografiaed I.nrHEssioNAim.E, si è veduto come laprima operazione si facesse con pomice inpolvere cd olio. Questa venne però ab-bandonala, dappoiché prolunga di molto

10 snetl.amenlo, ed obbliga poscia a riscal-dare la piastra, lo che pure riesce alquantoincomodo ; solo vi si ricorre talvolta perle piastre nuove o per quelle sulle qualitrovisi una qualche macchia di mercurio.Quanto all’acqua acida, molti abbandona-rono anche l’uso di questa, siccome quellache nuoce notabilmente alla durata dellepiastre, se devonsi usare più volte. IlDaguerre tuttavia in uno scritto pubbli-cato recentemente persiste a suggerirne1’ uso, dicendo che abbiasi a prenderla a5 gradi per le prime operazioni, come egliaveva indicato dapprima, ma che per leultime convenga ridurla ad un grado.

Quanto alla forma di queste piastre,noteremo come Toblinì preferisca far usodi sottocoppe liscie di placchè, le quali,avendo un orlo molto rialzato, trova prin-cipalmente utili, e perchè capovolgendolepossono facilmente tenersi all’ oscuro eriparale da ogni strofinio o sozzura, eperchè 1’ orlo stesso fa 1’ offizio di quelrisalto che prescriveva il Daguerre fin daprincipio, e perchè finalmente facilissimone riesce il lavacro ponendovi per entro

11 liquido.