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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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Luce

Quanto alle sostanze polverose eoa cui jsi fa la politura, adoperano alcuni il per-ossido di ferro. Daguerre però osservadoversi evitare 1’ uso di questo, come ditutte quelle sostanze clie aderiscono allasuperficie dell’ argento, le quali, quantun-que sembrino brunirlo e dargli una poli-tura perfetta, vi lasciano per altro unostrato sottilissimo che nuoce in appresso,e perciò raccomanda specialmente la po-mice. Moltissimi adoperano tuttavia il tri-poli con acqua debolmente acidulata odanche con acqua pura. L. A. de Ilrebissonebbe però ad osservare come per lo piùil tripoli del commercio, invece d’ esserecomposto di silice pura, contenga spessoparti argillose, le quali lasciano sulla pia-stra segni dilUcili a togliersi. Preparòquindi un tripoli artiiiziule, alfalto simile aquello di Biliu e di Santa-fiore analizzati• la Ehremberg, il (piale fece conoscere cheera interamente composto degli invogli si-licei di piante a baccello fossili. Raccolsepertanto una certa copia di f ragliarlajjucliualis die fece seccare e calcinò, olte-

Luck

ispecial modo occupavansi di questo argo-mento, si diede a cercare un rimedio aquesto gravissimo inconveniente, che at-tribuì alle due cause principali seguenti.

La prima dipende dallo snettamentoche è fisicamente impossibile ad eseguirsisenza lasciare sulla superficie della piastraalcuni indizii del liquido e delle altre so-stanze che servono a questa operazione.Il solo cotone che vi si adopera, per quan-to sia netto, basta per lasciare una velaturadi untume sull’argento. Fuvvi, in vero,ultimamente taluno, il quale pretese cheun esilissimo velame di questo untumefosse, anziché altro, utile e quasi necessarioalla formazione delle imagini fotografiche;ma Duguerre, e molti s’ accordano secolui, crede all’ opposto che sia sempredannoso, e che perciò la formazionedi esso nello suettamento sia di gran-de ostacolo, perciò che ritarda 1’ azionedella luce, impedendo che 1’ iodio vengadirettamente a contatto con l’argento.

La seconda ragione d’ incertezza nelleoperazioni fotografiche consiste, secondoneudone ima polvere tenuissima che si Dagliene, nelle variazioni di temperaturapoteva usare senza macinatura per 1’ ulti- dell’aria con cui la piastra si trova a con-mo siiellamento, dando una politura per-jlatto nel corso delle preparazioni cui sifetta ed essendo meno soggetta di ognii

altra sostanza a lasciare quelle macchie leg-gere che nuocono alla bellezza dell’imagine.Egli dice, stimale necessario che 1’ ultimosuettamento lasci sul metallo alcune strieleggere, affinché l’iodio si combini meglioal metallo. Suggerisce di passare il pen-nacchio di una penna sulla piastra da ul-timo por levarne la polvere che il tripolipotesse avervi lasciato.

Importantissime sono le osservazionipubblicatesi ultimamente dal Daguerre sulla politura delle piastre ed i melodi dalui indicati per render queste più atte allafotografia. Sorpreso dal vedere la iuugua-gliauza di risultamenti che ottenevano ingenerale nuche quelli medesimi che in.

assoggetta E noto che ogni qualvolta uncorpo freddo trovasi in mezzo ad un’ ariapiù calda ne condensa 1’ umidità, ed è daciò che dipende la difficoltà di operare inun mezzo umido, massime quando giu-guesi alla mercurizzuzione praticata solita-mente con un calore di 5o centigradi al-meno. 11 vapore che trovasi nell’aria con-tenuta nell’ apparato di mercurizzazioneproduce sulla piastra un auuebbiamentoche affievolisce 1’ imagine. A mostrarequanto sia nocivo questo strato umidobasta il fatto che dando ripetutamente1’ alito sulla piastra all’ uscire dalla came-ra oscura il vapore mercuriale non vi puòpiù làr ricomparire 1’ imagine. Inoltre1’ acqua che vi si condensa anche. per la