Luce .
menoma differenza di temperatura fra lasuperficie di un corpo e l’aria circostante,tiene in soluzione od in sospensione unamateria non volatile elle si potrebbe chia-mare polviscolo atmosferico ; appena si èstabilito 1’ equilibrio di temperatura fra1’ aria e la superficie del corpo, il vaporeche vi si era condensato si volatilizza ab-bandonandovi sopra il polviscolo che con-teneva. Per evitare questo effetto non sipoteva trarre grande partito dal mantenevicalda la piastra, imperciocché, se quest:riducevasi a So 0 , che è la temperatura cu’si porta il mercurio, l’imagine riusciva al-terata. Dnguerre dice avere provato piassorbire l’umidità dell’aria nell’apparai,di mereurizzazione mediante la calce o simili mezzi : ma trovò che questi erano in-sufficienti e non compensavano la compiirazione da essi prodotta. Provò eziandioa vaporizzare il mercurio sotto la macchi-na pneumatica : evitavasi invero così 1’ an-nebbiamento della piastra, ma togliendosila pressione dell’ aria, non si avevano cheimperfetti risultamenti.
A dir vero con la mereurizzazione afreddo quale vedremo che in oggi si prati-ca, viene ad evitarsi 1’ obbietto cui accennailDaguerre: tuttavia faremo conoscere ilmetodo da lui suggerito, per ripararvi, im-perciocché questo, non solamente neu’ra-lizza l’umidità prodottasi nella mercuriz-zazione a caldo, ma altresì libera quantoè possibile 1’ argento da ogni untume opolviscolo, aumentando con ciò, secondoil Daguerre stesso, grandemente la pron-tezza della formazione della imagine, inuna proporzione, che egli dice rigorosa-mente esatta, di 5 a 8.
Consiste questo metodo nel coprire lapiastra dopo averla snettata con uno stra-to di acqua ben pura, riscaldarla forte-mente con una lampana ad alcole, quindiversare lo strato di acqua per guisa chela parte superiore di essa, su cui sopran-
I Luce i ycf
mota il polviscolo, sollevatovisi non tocchila piastra. Duopo è avere a tal fine untelaietto di filo di ferro, grande quanto lapiastra, con un manico in un angolo, econ due piccoli uncini nel mezzo ai duelati opposti per trattenere la piastra quan-do lo si inclina. Collocato questo telaiettosopra un piano orizzontale vi si pone lapiastra che si copre di uno strato di a-cqua purissima, mettendone tanta quantapuò trattenerne la superficie; quindi si ri-scalda con molta forza pei’ disotto la pia-stra sulla cui superficie formansi bollicineche poco a poro si ingrossano, c fina'mentelilegnansi : si continua a riscaldare fino ni-fi ebollimento, ed allora si fa scolare 1’ a-rqua. Cominciasi dal portare la lampanasotto 1’ aneolo del telaietto ove è il mani-co ; ma prima di sollevare questo Insognariscaldare vivamente quell’ angolo ed allo-ra sollevando pochissimo il manico, l’a-cqua tosto comincia a ritirarsi. Si dee farein modo che la lampana segua sotto allapiastra il cammino del velo di acqua, e noninclinare che poco a poco, solo quantooccorre, perchè lo strato di acqua riti-randosi non scemi di grossezza, poichése 1’ acqua vi si asciugasse inngualmenterimarrebbero gocciole isolate, che non po-tendo scolare formerebbero macchie nel-I’ asciugarsi, deponendo sull’ argento ilpolvisculo che contenevano. Dopo questapreparazione non dee più toccarsi la pia-stra, la cui politura non rimane alterata,quando l’acqua abbia la necessaria purez-za. Daguerre suggerisce di fare questa ope-razione solo al momento di indurare lapiastra, esponendola mentre *1 ancor caldaal vapore dell’ iodio e delie altre sostanzeacceleratrici. TVnllamepe dice potersi con-servare le piastre preparate in tal guisa peiuno o due giorni, purché se ne mettanovarie 1’ una di contro 1’ altra a piccolissi-ma distanza, e si tengano accuratamenterinchiuse, sicché 1’ aria non rinnovisi in