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mezzo ad esse. Con questo ritardo peròl 1 aumento di sensibilità è alquanto mino-re della proporzione dianzi indicata. Choi-selat loda molto questo metodo di snetta-menlo, e si accorda col Daguerre nel ne-gare la utilità d’ uno strato di materia or-ganica sulla piastra, che pretendevanosostenere Belfield-Lefebvre e Foucault.
Quando si voglia cancellare una imagi-ile fotografica sopra una piastra e nettarlaper produrvene un’ altra, impiegami ge-neralmente gli stessi mezzi di snettamento.Siccome per altro in tal caso non avvuntume a levare, così il modo di snetta-mento dee naturalmente modificarsi. DeBrebisson dice aver usato con buon esi-to a tal fine una soluzione alcolica di ipo-solfito ili soda, simile a quella che vedre-mo più innanzi che suggerisce pel la-vacro delle intaglili. Il Toblini per suaparte snetta le piastre per cancellarvi leimagiui prodotte col suo metodo di mer-curizzazione che daremo più innanzi ,semplicemente mediante cotone finissimo
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colo Imi'Hessionvbile, come all’ iodio nel-lo stato suo naturale siasi sostituito inappresso un panno inzuppato dei vaporidi esso, o, meglio ancora, una soluzio-ne in un miscuglio di acqua e di alcole,nel qual ultimo modo principalmente 1’ ef-fetto si rendeva più facile e più rego-lare. De Brebisson suggerisce per ibdu-rare la piastra di sciogliere un pezzo diiodio grosso quanto un pisello in un mez-zo cucchiaio da caffè di etere solforico, edi stendere questa soluzione con un pen-nello su di un foglio di carta incollatosopra una lastra di vetro. In alcuni secon-di 1’ etere si evapora, nè più rimane sullacarta che uno strato di iodio che egli diceattissimo per l’ioduramento. Mettesi aldisopra di esso la piastra sostenuta da untelaietto di legno verniciato o di vetro,ottenendosi un perfetto ioduramento inuno o due minuti ; capovolgesi tratto trat-to la piastra, perchè l’iodio si distribuiscaugualmente. Coprendo la caria impregnatadi iodio con una lastra di vetro, e ripo-
bagnato di alcole, con grande vantaggio injnendo il tutto in un astuccio di cartone,quanto che non logora quasi affatto lo la carta si conserva benissimo, sicché puòstrato di argento, sicché le piastre di plac- servire, al dire del Brebisson, più volteche possono servire mollo più a lungo, per ben otto giorni, senza bisogno di rin-novare lo strato di soluzione eterea. Al-lorché si applica questa, giova talvoltastropicciare la carta con un mazzo dellastessa natura, per rendere più uniformelo strato dell’ iodio. Questo alcune oredopo si riunisce in piccoli cristalli ; ma laevaporazione di esso succede tuttavia inmodo soddisfacentissimo.
Un fatto singolare notato dal Daguerre si è che lo strato prodotto dai vapori del-l’iodio, come pure delle sostanze accelera-trici, forma con l’argento un compostopiù sensibile, quando questi vapori vi sidepongono discendendo che quando sienoascendenti. Lo stesso Daguerre osserva chesarebbe difficile però trarre partito da que-
Maggiore ancora è il vantaggio sulle lastred’ or pello, ove la inargentatura è assai piùleggera. Sembra che questa maniera disnellamente abbia a riuscire ugualmente, etorse meglio, per cancellare le imagini ot-Vnute con la mercurizzazione a freddo.
La sostanza impressionabile applicatasulle piastre snettate con le precedenti av-vertenze, abbiamo veduto all’ articolo Fo-tografia, ir-sere stala primieramente F es-senza di spico o] fi bitume giudaico, poscia1 iodio che, solo, diede i bei risullaraenlidal Daguerre ottenuta. In quel medesimoarticolo si disse come questo iodio si usas-se dapprima, mettendone una piccolaquantità in fondo ad un igcipiente, edesponendovi quindi la piastra, ed all’ arti-
sta osservazione, a motirv) della polvere