18 4 Luce
Questo esame però dee farsi a luco assaidebole, essendo tali le piastre che le imagi-ni prodottevi dalla luce riflessa, in uno odue secondi vi si dipingono. Bellissimiritratti e prospettive ottenuti in tal guisaci furono dal Toblini mostrati, di nitidezzae verità molto mirabili, tanto da poterecerto vantaggiosamente reggere al parago-ne di quelli migliori di Germania e diFrancia , che ne fu dato vedere.
Quanto all’ uso della elettricità qualmezzo acceleratore proposta dal Daguerre ,sembra pur troppo che il nostro funestopresagio si abbia verificato, cioè che l’esi-to sia stato nullo od almeno non abbiacorrisposto all’ annunzio.
Se fosse vero 1’ effetto dell’ uso delbromo puro sostituito all’ iodio onde ab-biamo parlato, quel metodo certamenteprevarrebbe non poco su tutti quelli de-scritti fin qui. Troppo spesso però avvieneche le cose non corrispondono a quantopromettono gli inventori, ed è in tal ca-so a notarsi non bastare perchè un meto-do fotografico sia buono che dia effettimolto solleciti, ma dovere altresì esserquesti per Io meno uguali a quelli che coimetodi buoni ordinarli si ottengono. Inol-tre non ci sembra fuor di ragione il riflessol'atto da De Brebisson, vale a dire che an-che il vantaggio dei metodi acceleratoridee avere un certo qual limite, imper-ciocché se l’impronta formasi troppo ra-pidamente, sarà quasi impossibile cogliereil punto preciso, per modo che le partipiù illuminate non ricevano troppa luce oche quelle in ombra non ne ricevano in-vece abbastanza.
Un bell’ effetto, e che mirabilmentesupplisce all’ acceleramento, si è quellonotato da Becquerel ed applicato da Gau-din, dei raggi continuatori, verificato inappresso da molti altri. Dopo quanto di-cemmo su tale proposito all’ articolo Iu-i’resslovabile (T. XIII di questo Supple-
Lcce
mento, pag. 4^7), non ne resta ed aggiu^gnere che le belle esperienze fatte su taleproposito dal Moser.
Riconobbe primieramente essere neces-sario chela piastra iodurata rimanesse espo-sta per qualche tempo sotto l’influenzadella luce nella camera oscura, affinchèl’iinagine possa in seguito svilupparsi sottoil vetro rosso ; ma che se si prolungavamolto a lungo 1’ azione del vetro rosso,vedovasi apparire direttamente e senzamercurizzazione una imagine negativa, incui, cioè, i punti chiari erano figurati innero e viceversa.
Gaudin aveva già riconosciuto, che inquesto caso i vetri gialli erano molto piùattivi dei rossi. Moser avendo esposto alsole sotto ad un vetro giallo una piastraiodurata che era rimasta nella camera oscu-ra il tempo presso a poco necessario perdare una imagine positiva secondo al soli-to, con la mercurizzazione, osservò il fattoseguente. Su questa piastra non vedevasiimagine alcuna; ma ben presto si vide for-marvene rapidissimamente una negativa,che disparve dopo alcuni istanti, e cui so-stituissi in capo a dieci o 1 5 minuti unaimagine positiva. Adoperando i vetri rossiMoser, disse non aver mai potuto ottenereun’ imagine positiva, per quanto a lungoabbia duralo la esposizione ; all’ oppostoessere la trasformazione avvenuta benissi-mo coi vetri verdi.
Dietro queste esperienze, Moser distin-gue 1’ azione dei vari! raggi colorati dellospettro nella fotografia. I raggi violetti edazzurri, a suo credere, sono i soli che agi-scano sullo strato iodurato intatto ; pro-ducono un principio di alterazione chenon è visibile direttamente; ma lo divienemediante 1’ azione del vapore di mercurioquando l’alterazione sia giunta ad un certopunto. Egli crede potersi distinguere dueperiodi in questa alterazione progressivadello strato di iodio. Alla fine del primo