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di scemare la intensità della luce, alluse lemolte rifrazioni che dee subirvi, essendo-ché questa perdita è compensala ampia-mente dalla maggior larghezza che si puòdare all’apertura del diaframma.
Una combinazione di due lenti acroma-t'che di ugual diametro abbiamo vedutoadoperarsi invece nella camera oscura diVoigtlander , che descrivemmo con figureall’articolo Impressionabile più volte cita-to. Ettinghausen,imaginò anch’egli nuovecombinazioni di lenti mediante le qualiinviasi sulla piastra una tal massa di luceche la produzione della imagine viene ac-celerata notabilmente, bastando 45 a 5osecondi per fare un ritratto al sole, 2 mi-nuti all’ombra, e 3 con un cielo nuvolososulle piastre iodurate semplicemente. An-che Dreger di Vienna , adoperando 4 lentiriunite, ottenne ritratti all’ ondila col soloiodio. Circa alla natura di queste lenti,abbiamo veduto all’ articolo Impressiona-bile ( T. XIII di questo Supplemento,pag. 455), come quelle acromatiche, tan-to utili per la nitidezza, sieno d’ altraparte dannose per un ritardo che cagio-nano, e come giovasse per questo og-getto fare le lenti anziché di vetro diacqua. Un’ importante osservazione si èquella ultimamente fatta dal Daguerre sullamolta influenza che tiene la nettezza dellelenti. Egli dice che la resistenza che provala luce nell’ attraversare un vetro biancodipende in gran parte dal velame che visi lascia sopra nettandolo, e più ancora daquello che naturalmente l’atmosfera vi de-pone. Per assicurarsi se 1’ obbiettivo dellacamera oscura fosse in tal caso, lo pose inacqua fredda che fece bollire. Quantunqueben sapesse essere impossibile levamelosenza che si deponesse sulle facce di essouno strato del polviscolo che soprannotasull’acqua, non altro voleva che portare latemperatura della lente a 100 gradi. Ver-sò allora immediatamente sull’ obbiettivo
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dell’ acqua bollente assai pura per levarviquesto polviscolo, ed operando tosto con1’ obbiettivo così snettato, osservò un ef-fetto migliore e più pronto. Certamente,come lo confessa egli stesso, questo mezzoè troppo complicato e difficile perchè sene possa giovare la pratica, ma vale a mo-strare quanto importi di tener netto 1’ ob-biettivo ogni giorno.
Altre disposizioni si proposero per lelenti della camera oscura ; così in Inghil-terra chiesesi un privilegio per 1’ uso dispecchi, sui quali cadessero i raggi dopoaver passato per la lente acromatica, conl’ oggetto di correggere 1’ aberrazione sfe-rica e di grandemente scemare quella cro-matica. Lo stesso inventore proponevaeziandio di far passare la imagine da riflet-tersi attraverso un menisco di 1 4 pollicidi fuoco, fissato sopra un tubo, il qualeaccrescesse la convergenza dei raggi. Ab-biamo veduto all’articolo Impressionabile,come l’uso di una lente menisco fossestato già proposto da Wollaston .
Per ottenere indagini nella posizionenaturale, adoperasi spesso uno specchiopiano od un prisma triangolare acromati-co ; ma la imperfezione degli spettri piani,la zona tinta di azzurro che gli attraversaquando si adoperano con un prisma soloo con una lente a corto fuoco, e 1’ altoprezzo dei prismi acromatici, fece abban-donare queste disposizioni. Chevalier visostituì la unione di un piccolo prismapiano col suo obbiettivo bicromatico ondedianzi parlammo, combinazione analogaquasi a quella che egli applica ai suoi Te-lescopii ed all’obbiettivo variabile de’suoiMicroscopii (V. quelle parole).
A questo argomento si riferiscono leesperienze di Moser coi raggi polarizzati,dalle quali risulta che questi si prestanougualmente degli altri alla produzione delleimagini. Parimente lo stesso Moser, ponen-do dinanzi alla lente della camera oscura