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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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un prisma <li calce carbonata acromatlzza-to per una delle imagini, e dirigendo lalente verso una statua, ottenne due imagi-ni perfettamente nette e distinte, benchéall’occhio una sola delle due imagini com-parisse acromatica. Ottenne eziandio ima-gini degli anelli colorati e delle figureche la luce polarizzata produce nelle pia-stre cristalline, nei vetri temperati e simili,e queste imagini risultarono sempre similia quelle che vi si veggono direttamente.

Per quante cagioni varii la durata chedee darsi alla esposizione delle piastre im-pressionabili nella camera oscura, lo ab-biamo veduto negli articoli più volte citati.E certo risulta questa sempre molto in-certa e difficile a stabilirsi, principalmenteper le tante e sfuggevoli circostanze cheinfluiscono sulla maggiore o minore sensi-bilità delle piastre medesime. L’unico mo-do, per quanto ci pare, di non operarealla cieca è quello da Claudet suggeritodella mercurizzazione contemporanea nellacamera oscura, per tutti quei casi,in cui que-sta è applicabile. Forse si potrà avere unaqualche sicurezza maggiore dell’ ordinariacon una lucificazione brevissima da com-piersi dappoi coi raggi continuatori.

Se una piastra iodurata si lascia assaipiù a lungo del dovere nella camera oscu-ra se ne ottiene una imagine immediata-mente visibile senza bisogno della mercu-rizzazione ; ma questa imagine è inversao negativa, vale a dire che i lumi sononeri e le ombre bianche. Ordinariamenteavviene questo effetto in un’ ora o pocopiù. Se questa imagine molto forte e di-stinta, esponesi quindi al sole direttamentedopo alcuni minuti, 1’ imagine negativascompare e vi si sostituisce una imaginepositiva altrettanto nitida, nella quale ichiari hanno una tinta verdastra, e leombre un color rosso bruno cupo. Daqueste esperienze, che si devono a Moser,risulta esservi due imagini che si formano

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successivamente e direttamente sulla pia-stra. Volle egli indagare se altre se ne for-massero, e prese a tal fine due piastre,una delle quali preparò con l’iodio, l’al-tra col cloruro di iodio ; pose ciascuna diqueste piastre in una camera oscura parti-colare, le cui lenti erano dirette verso al-cune case lontane ; le camere oscure eranochiuse in una stanza perfettamente oscuraanch’ essa per evitare 1’ azione della lucediffusa. Essendo la stagione molto sfavo-revole, prolungò la esperienza per 1 5giorni, in capo ai quali trovaronsi imaginipositive su entrambe le piastre. Quella colcloruro iodio era la più vivace, avendobellissimo aspetto per la vivacità de’ suoicolori, i lumi essendo di un colore celestee le ombre di un rosso di fuoco intensissi-mo. Moser riguarda queste imagini comele prime positive. Avendo immerso in unasoluzione di iposolfiti di soda, la piastracol cloruro di iodio, i colori svanironosull’ istante, e videsi comparire un’ imagi-ne negativa.

Una materiale avvertenza, ma che mol-to influisce sul bell’ effetto dei ritratti ot-tenuti fotograficamente, si è quella avutada Claudet, il quale pone dietro alle per-sone da copiarsi una tela dipinta che rap Tpresenta paesaggi, vedute marittime, o l’in-terno di alcune stanze, essendo grandiabbastanza perchè i lumi e le ombre delquadro facciano un vantaggioso contrastocol colore delle vesti o dei capelli dellapersona che spicca con vigore sopra unfondo opportunamente adattato, e che to-glie la monotonia, presentando all’ occhiouna gradevole varietà di piani.

Nella mercurizzazione delle piastre al-1’ uscire dalla camera oscura non pochemodificazioni vennero pure introdotte, equanto all’ apparato da adoperarsi e quan-to al modo di usare del mercurio. Certola innovazione più importante è quella diClaudet, onde poco fa si è parlato, di porre