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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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ìgll Luce

il mercurio nella rumerà oscilla medesima, 'sicché la piastra uscisse da quella compiuta isenza bisogno di altro che del lavacro.Dietro il principio dell’ azione dei vetri igialli e rossi, lo stesso Claudet imaginò di :guernire con questi 1’ apparato di inercu- :i izzazione, lasciandovi penetrare attraversola luce e guardando ciò che succede. Leimagini acquistano in tal guisa una forzamaggiore. Un' altra semplicissima modifi-cazione dei soliti apparati a merourizzazio-ne fu quella di porvi un termometro dirittoinvece di quello curvo, il che veniva a dare1 effetto che riusciva molto facile mutar-lo nel caso che si rompesse.

Abbiamo pure veduto nell’ articolo Im-pressionabile dianzi citato ( pag. / ( Go ),come Soleil avesse sostituito al mercurioliquido, 1' amalgama steso sopra una pia-strella d’ argento, il che riesce molto piùcomodo, massime pel trasporto. Il Toblinida molto tempo adopera allo stesso ogget-to quell’ amalg ina di stagno e mercurioonde si forma la foglia degli specchi, odanche il mercurio solubile dell’ Ilahnhe-mann, questo ultimo essendosi suggeritoanche in Francia da Charbonuier. Sì per1’ uno che per 1’ altro basta riscaldarli al-cun poco sopra una lamina di metallo osul fondo di una cassetta metallica. Quelloper altro che vi ha di più interessante è laosservazione fattasi da Claudet, il qualeconobbe non essere necessario di riscal-dare il mercurio per far comparire le ima-gini, e potersi quindi eseguire la mercu-rizzazione anche a qualsiasi temperaturaatmosferica. Operando sotto la pressioneilcll’aria ed alla temperatura di io' C.,riconobbe potersi avere la mercurizzaziouein due ore, ed otteunesi invece in i 5 minu-li, con le stesse circostanze nel vuoto. Ab-biamo veduto assai belle imagini così mer-i urizzate all’aria ed a freddo mediante unalaininelta di ottone amalgamata con nitra-to di mercurio in quella [iurte che è volta

Lice

verso la piastra su cui dee comparire laimagine.

Bisson osservò che le imagini acquista-no una tinta più bella se nel mercurio cuisi espongono, aggiugnesi un poco di iodiosciolto nell’ alcole.

Clioiselat dà i caratteri seguenti, perconoscere se tutte le operazioni sono riu-scite a dovere dopo la mercurizzazione, ese le imagini meritano di essere assogget-tate al lavacro. La piastra mercurizzataesser dee di color rosso intenso, nel qualcaso presenterà quelle mirabili gradazionidi tinte che danno taula verità alle imagi-rii. Se sono gialle è segno, dice egli, cheavvenne una combinazione fra i varii io-duri preesistenti, e formatisi, pel che lamercurizzazione non potè farsi a dovere.Se la piastra è verde la operazione deeriguardarsi come affatto fallila. Abbiamogià detto (pag. i 8 i ) come suggerisca unaiodurazione piuttosto forte per evitare si-mili inconvenienti.

Per levare lo strato di ioduro che li-mane dopo la mercurizzazione sulla pia-stra allo stato libero, abbiamo veduto al-1’ articolo Fotografia, come siasi dal Da-gliene suggerito l’iposolfito di soda, ed aquello Impressionabile come siasi riuscitiad uguale effetto con 1’ acqua saluta sem-plicemente, mediante 1’ aiuto di una azio-: ne galvanico. De Brebisson suggerisce co-me assai utile a tal uopo una soluzionealcolica di iposolfito di soda, formata scio-gliendo 24 granirne di quel sale in 2 . 4 ° Gi1 acqua distillata, aggiungendocene g° di: alcole, e mescendo ogni cosa con 1’ agitare, ben bene in una bottiglia. Egli dice che! questo liquore scioglie con tanta facilità

■ f ioduro di argento che vi è sulla piastra

■ che basta versarne su di questa poche goc-ce ia guisa da umettarla su tutti i punti

1 della sua superficie, perché, in meno di

■ mezzo minuto, sia perfettamente disiudu-1 iuta e pronta a lavarsi nell’acqua distillata.