2io Luce
gioni conviene che lo spazio fra le piantesia tale da non permettere, che si privinoreciprocamente delle influenze della luce ;e si perdono forse ogni anno milioni divolte più prodotti per la sciagurata abitu-dine di seminare e piantare troppo fitto,che per la riunione di tutti i flagelli chegravitano sull’ agricoltura.
Nondeesi mai quindi cessare dal gridareche non si tema di risparmiare la semente,di spazieggiare i legumi, gli alberi, e si-mili, in proporzione della grandezza, allaquale devono pervenire, affinchè i colti-vatori penetrati restino di questa impor-tante verità, e vi si conformino nellapratica.
Ma la luce, tanto necessaria alla vitadelle piante, non lo è egualmente alla ger-minazione dei semi. Dall’ esperienze diSenebier, d’ Ingenhouze e di Teodorode Saussure risulta, che trarre si può van-taggio dal tenere le semine all’ oscuro. Laesperienza insegnò già da lungo tempo aigiardinieri questo fatto, pel che amano dispargere in preferenza all’ esposizione ditramontana molte sorta di semi, copronoquelli collocati a mezzogiorno, durante ilgrande calore del giorno, con pagliacci,con tele, con graticci od altro.
Un eccesso di luce nuoce alle piante,se esposte vi vengano dopo averle levatedall’ arancera, dallo stanzone, dalla stufa,e perciò conviene, o scegliere un tempocoperto, per fare 1’ operazione del lorotrasporto o collocarle all’ ombra.
Nell’ oscurità, cangiando le piante inacido carbonico più aria che non ne pos-sano digerire, ne rigettano una grandequantità, e rendono tanto meno propriaalla respirazione l’aria, con la quale sitrovano in contatto.
Nella chiarezza del giorno, al contrario,assorbono con 1’ aria dell’ atmosfera unaquantità grande di carbonio dall’ acidocarbonico dell’ aria, lasciando libero il gas
ossigeno , che viene allora in tanta abbon-danza emanato.
La importanza grandissima della lucesulla vegetazione insegna adunque agli agri-coltori non dover mettersi piante moltofrondose, cosi vicine che se la rubino Iraloro o la tolgano al sottoposto terreno, seda questo vuoisi trarre profitto con qual-che coltivazione. Insegna come anche perquesto conto il diradamento delle pianterechi profitto. I giardinieri egli ortolani checoltivano i fiori in istufe imparano da que-sti effetti quanto sia essenziale non lasciarmancare alle piante la luce, come fannopur molli che nelle giornate men buonelasciano calate le stuoie dinanzi alle inve-triate per timore che non penetri del fred-do, il che si eviterebbe senza perderla lucecon doppie invetriate od altri somigliantispedienti. La forza della luce sembra in-fluire anche sull’ aprirsi dei fiori. Gli or-tolani espongono a gran luce, levando al-cune foglie dagli alberi od altrimenti quellefrutta che vogliono colorire, e difendonoinvece da essa col sotterrarli o col legarneinsieme le foglie, quegli erbaggi che vo-gliono imbianchire, renderg più floscii odaltro.
Quanto agli effetti della luce decompo-sta sembrano, a dir vero, ancora troppo dub-bii perchè possa giovarsene francamentela pratica ; ma meritano tuttavia d’ essereaccuratamente studiati, e non dubitiamoche non possano venire in grande aiuto,massime ai giardinieri fioristi, per dare adalcuni prodotti quella precocità che tantone aumenta il prèzzo, o per facilitare lacoltivazione di alcune piante nate in climimolto diversi dal nostro e bisognose per-ciò di particolari aiuti per prosperare.
Effetti magnetici. Molti anni addietro ilMorichini trovato aveva nel raggio violettodello spettro la proprietà di comunicareil magnetismo ; ma questi risultamenti era-|no stati posti in dubbio ed anche affatto