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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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a i 2 Luce

bisogno (lire che prima rii esporre il filo iall’ azione solare, avevasi esaminalo con (diligenza s’ era magnetico o do, e che tle esperienze si fecero solo con fili non imagnetici. 1

applicazioni degli effetti magnetici. ]Riduconsi queste attualmente ad assai po- 1ca cosa ; tuttavia, dopo l’immensa ini- 1portanza acquistata dall’ ago magnetico ìper la navigazione, e per altri oggetti molti, iè sempre cosa assai utile il sapere di po- itersene procacciare uno senza altro aiutoche quello della luce semplicemente. Quali ialtri effetti poi possa produrre questa fa-coltà magnetizzante della luce, si sapràsolo in allora quando si couosca di piùP uffizio onde è incaricalo nella natura ilmagnetismo, che trovasi sparso dovunque,che ha tanta'analogia con P elettricità e colcalore, e che oggidì è giunto a dare tuttigli effetti di quelli.

Effetti elettrici. Basterà qui il notare,e ci sembra importante di farlo, comeMonche, dopo replicate esperienze, abbiadedotto che i raggi del sole sviluppanoelettricità nel ghiaccio, nell’ argilla ed intutte le altre materie analoghe, onde com-ponesi la superficie del nostro globo. Que-sto solo effetto basterebbe a mostrarequanta influenza aver debba la luce sullavegetazione.

Effetti meccanici. Se in un vaso dicristallo ben chiuso con turacciolo smeri-gliato mettesi della canfora minutamentetagliala, e lo si lasci sempre in una dataposizione, dopo alcuni giorni vedonsi nel-l’interna parete, e precisamente nella partedonde esce la luce, molti minutissifni cri-stalli di canfora tenacemente attaccati che,con l’andar dei giorni, si accrescono. Sem-bra adunque che in questo caso la luceseco trasporli queste particelle di canforaIole deponga sul vaso nell’ uscire da quel-le. E particolarmente su questo fatto chesi fondano gli effetti meccanici della luce,

Luce

ma certo vi sarebbe molto che dire innanzidi venirne a questa determinazione, po-tendo P effetto esser causa forse anche dìuna condensazione del vapore che formala canfora prodotta da una differente tem-peratura. Il Bizio che studiò particolar-mente questo argomento ritiene invece chela luce comunichi alla materia su cui agi-sce una facoltà raggiante o ripulsiva, percui alcune particelle si allontanino dallealtre. Ecco quindi come spiega, dietro aciò, P effetto sulla canfora che abbiamonotato. Penetrando, dice egli, la luce nelvaso e trovandovi la canfora in istato dìvapore, per la forza ripulsiva che le co-munica la reca alla condizione di materiaraggiante, sicché la canfora, movendosiallora velocemente nella direzione dellaluce, percuote sul vetro, dove abban-donata dal fluido luminoso che passa at-traverso al mezzo trasparente, ritorna allostato di aggregazione, e perciò quivi co-minciano ad attaccarsi le molecole dellacanfora, le quali ingrossando pel succes-sivo aggregamento di nuovi atomi, arriva-no in pochi giorni a comporre cristallivisibili ad occhio nudo.

Varie altre esperienze egli fece, nelle quali: riconobbe che aveva luogo P effetto anchein un vaso quasi interamente coperto dinero, eccettochè in una lista per dove en-i trava la luce ; osservò che,passando la luceattraverso l’acqua, il trasporto era più leg-: gero ed infinitamente più lento •, che la ma-i teria posta in moto da questa facoltà che

■ egli chiama raggiante si riflette come la luce! dagli specchi. Esaminò pure l’azione dei

■ varii raggi, e conobbe che il massimo effetto, veniva nel raggio verde, poscia nel rosso ;

- negli altri fu molto più lenta e più di tulli: nel giallo. Attribuisce alla stessa cagionei P effetto opposto che risulta nella cristal-

- lizzazione di alcuni sali, ove si vedono i: cristalli attaccarsi a quella faccia della bot-, tiglio, per cui entra la luce, supponendo che