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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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Lucignolo

mento, ed ivi pure si vide come si pro-ponessero sostituzioni al cotone ed alcunepreparazioni dei lucignoli, perchè ardes-sero meglio. Qui noteremo come in gene-rale solitasi preferire per fare i lucignoliil cotone che viene da Levante e dallaTurchia , e ciò non solamente fra noi, maaltresì, come rileviamo da Ure, nell’ Inghil-terra, ove pure le macchine da lavorareil coione sono tanto perfezionate. Perciònel 1821 si credette degno di premio An-drea Martini e compagni, i quali avevanofondato in Venezia una manifattura di co-tone lavorato per questo scopo, e cheserviva al suo offizio. Pei lucignoli dellecandele di sevo, troviamo suggerito comeassai utile di tuffarli in acqua di calce incui v’ abbia molto nitrato di potassa di-sciolto ; o meglio ancora, di prepararli colclorato di potassa, se il maggior prezzo diquesto non fosse un obbietto. In ognicaso, è necessario che il lucignolo sia per-fettamente asciutto prima di metterlo inopera, e si assicura che mediante una talepreparazione si ha una fiamma più puraed una combustione più perfetta, avendo-vi minor bisogno di smoccolare la can-dela che più non va soggetta a colare.

Molto importante si è la preparazionedel lucignolo nella fabbricazione dellecandele steariche, e siccome poco o nullane dicemmo in quell’ articolo ove di que-ste si parla, così cercheremo di qui sup-plire a tale mancanza. Devono adunquei lucignoli per queste candele farsi dicotone filato, che scegliesi ben fino eduguale. S’intreccia a tre capi per mezzod’ un telaio simile a quello che serve afare la Spinetta (V. questa parola). Lagrossezza del cotone e il numero dellefila di ciascun capo contribuiscono a de-terminare il volume della fiamma, e quin-di la combustione più o meno rapidadella candela ; cosicché quanto più dicotone si mette nel lucignolo, tanto piùSappi. Dii i. Tecn. Tom . XIX.

Lucignolo a 17

luce dà la candela, e più velocementesi consuma. Per Io che i fabbricatori fe-cero sperienze per regolare la durata del-la candela, in modo che riesca a undipresso eguale a quella d’ una candelasolita di cera. Alcuni pretendono che ilucignoli debbano disporsi nelle formecon certe cautele ; vale a dire che quellaparte che venne intrecciata per ultima,deliba essere la prima a bruciare nellacandela ; la qual regola è facile ad osser-varsi quando si dispongono i lucignolinelle forme.

Il lucignolo delle candele steariche,subisce una preparazione che non si cre-de essere la medesima in tutte le fabbri-che. Tende ad impedire che il lucignoloarda crepitando e faccia colare la can-dela, e consiste a sciogliere in 100 lib-bre d’ acqua pura 12 once d’acido bo-rico puro, aggiungervi un’ oncia d’ acidosolforico da 66 gradi ; ed immergerviposcia il lucignolo fino a che vi si inzup-pi, la qual operazione si ritiene compiutaquando il lucignolo sia calato al fondo.Allora lo si leva, si spreme torcendolo, esi stende in una stanza ad asciugare, poisi avvolge in gomitolo, facendo attenzioneai due capi per ciò che sopra si è detto.

Se il tempo è umido, il lucignolo si faasciugare in luogo secco e moderatamentecaldo.

Non dee prepararsi lungo tempo pri-ma di farne uso ; nè si dee riscaldarenell’asciugarlo ; perchè si annerisce, esi riduce in filacce, per effetto della con-centrazione dell’ acido solforico. Quan-do la soluzione d’acido borico, avendoservito all’ inzuppamento del lucignolo,ha perduto la sua acidità, si dee attivarecon 1’ aggiunta d’ altro acido ; e quandocon 1’ uso il liquido si è ridotto a trequarti, bisogna gettarlo via e prepararnedell’ altro.

(Ottavio Férbario — G.'*M.)

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