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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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metà ili agosto. Mandano sulla semenzai buoi ed alili animali a pascolare 1’ erbaspontanea non ancora bene estirpala, ed intal modo coi loro piedi rompono i legumi,e rimangono sotterrati i semi. Si spargonopure le sementi fra i grani prima di segarli,ed il calpestio dei mietitori vi produce ilmedesimo effetto. Nella primavera seguenteè in grado di essere raccolta. Si sega con lafalce, si fa seccare, e quindi si affastella.Nella Calabria poi si sparge il seme dopola raccolta del grano sulle stoppie brucia-te, ricoprendolo con le loro stesse ceneri.Fino a novembre non cominciano a nasce-re le piante, e per tutto l’inverno nonvegetano che lentamente ; ma nell’ aprilehanno già prodotto un prato bello edeguale, e se la stagione è moderatamentepiovosa acquistano anche l’altezza di quasitre braccia. Fatta la raccolta si lavora ilterreno, e nuovamente vi si semina il gra-no', il quale impedisce alla sulla di rinasce-re ; ma allorché si è questa raccolta, ebruciatone le stoppie, mirabilmente vi ri-nasce la sulla senza che vi sia stata semi-nata, Iucche succede per molti anni diseguito nel modo stesso. Tali metodi peròripugnano un poco alla ragione, e certa-mente dee essere meglio farne la seminasopra un terreno ben lavorato, • liberatodalle mal’ erbe, specialmente dalla grami-gna, e ripeterla ogni qualvolta dopo laraccolta del grano il medesimo terreno sivolesse nuovamente riserbare all’ edisarospagnolo .

Ove si è introdotta la coltura dell’ edi-saro comune molto è il vantaggio che sene ritrae, non tanto per migliorare i ter-reni, quanto per 1’ ottimo foraggio che sene ottiene. Nella Toscana Severino Ma-netti fino dai primi tempi dell’ istituzionedell’ Accademia dei Georgofili, ha dimo-strato a molti coltivatori la somma uti-lità di cui è suscettibile, tanto più che ot-timamente riesce, ove mal prospererebbero

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gli altri foraggi, come 1’ erba medica, iltrifoglio, e simili. Nell’Inghilterra poi sidà a questa coltivazione la più grandeimportanza, e può dirsi esser giunta allasua perfezione. Nelle terre ove ha vegetatoquesto edisaro riescono ottimamente glialtri legumi, i graminacei, i navoni, e si-mili, sebbene non fossero desse per 1’ a-vanti capaci di verun’ altra produzione.

L’edisaro spagnolo è appetito moltissi-mo dai cavalli, dai muli, dai buoi e dallepecore ; però giustamente ha meritato glielogi di alcuni coltivatori. Nei paesi freddiper altro non è riuscita simile coltura,onde si è riserbata allo adornamento deigiardini, ove, per vero dire, fa ottima com-parsa per la sua bella fronda, e vagafioritura.

Il maggiore ostacolo alla introduzionedella lupinella, per cui questa pianta utilis-sima viene da non pochi screditata, secon-do il Re, stà nel seminarla in terreni di-versi da quelli che le convengono, per cuimoltissimi invano la seminarono in vaste erugiadose pianure, altri videro perire ilsecondo anno quella affidata a terreni ir-rigali. La lupinella prospera invece inassiutte ed arenose colline e montagne perquanto sieno sterili, e, nata che sia, diffi-cilmente perisce, vegetando fra le rocce,nei monti sabbiosi, fra i sassi, e tappezzandoperfino le più nude costiere delle Alpi . 11Re stesso dà gli avvertimenti che seguonosul modo di coltivarla. Si può seminare ilsano fieno o lupinella fra il frumento, lasegala e 1’ orzo. In questo caso i lavoriche si fanno per preparare il terreno allaseminatura di tali grani bastano per la lu-pinella. Solamente è da avvertirsi di pro-fondarli alquanto più. Qualora poi vogliaseminarsi sola, allora bisogna lavorare ilterreno e sminuzzarlo il più che si può.Dove non è arabile, si romperà e ridurràin minuzzoli con la zappa, e se occorresseancora col piccone o vanga. Potrebbe poi