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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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come spesso si rende necessario per altretinte ; perchè la semplice bollitura nell’ a-cqua delle foglie fresce o secche e deglisteli, serve a produrre un bagno eccellente,il quale non apparisce così intenso di co-lore, come si crederebbe che dovesse es-sere, a giudicarne dalla tinta che lascia suitessuti o fili che vi si immergono.

Se nella scarsezza in cui talvolta si so-no trovati i tintori di erba guada e di gi-nestrella, par produrre i gialli di cui ab-bisognano per servire di piede anche aiverdi che si fanno col vagello, ossia li-no d’indaco, la luteola potesse essere in-trodotta, e se, come rilevasi da una corri-spondenza di Roville, le esperienze fattein Francia hanno mostrato dare un colo-re superiore a quello della reseda luteolao erba guada, gli agricoltori renderebberosicuramente un grande servigio all’ arte,adottandone la coltivazione, e gli specu-latori troverebbero ben compensate dalguadagno le loro premure ; nel tempostesso che 1’ arte tintoria saprebbe lorobuon grado, per averla arricchita d’ unadroga, che in certo modo potrebbe dirsinostrale.

La coltivazione e la propagazione dellaluteola di C india è facile, sia che si semini,quando i semi per la promiscuità dellepiante femminee con le maschili sono beneabboniti, sia che se ne dividano le perenniradici ; quest’ ultimo mezzo è senza falloil più sollecito ed il migliore per averneil desiderato prodotto, e presso noi quel-lo da seguirsi ; poiché non è tanto facileaverne i semi abboniti, sia per diletto dìalcuna delle piante dei sessi, sia per cir-costanze del clima.

I terreni tutti, purché non troppo sas-sosi o sterili, sono buoni : ma sono dapreferirsi quelli profondi, freschi ed umidi,per lo che prospererebbe assai meglio neipiani, lungo gli argini ed i fossi e simili. Ilnostro clima è favorevole per quella vege-

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(azione, e migliore potrebbe essere quellodella Toscana , maremma luogo per moltititoli adottatissimo alla coltivazione di que-sto vegetale.

Per compire questa sommaria storiadella luteola di Dandia resta a dir qualchecosa delle sue qualità medicinali.

Non n’ è molto esteso uso sotto que-sto punto di vista, come meriterebbe es-serlo ; poiché sappiamo essere stata tro-vata utilissima contro le febbri intermit-tenti. Gualtieri di Parma sospettò primadi ogni altro, che pel suo amarissimosapore potesse riuscire febbrifuga, e conquesta vista intraprese a farne prove,che coronate da un felice successo, lo po-sero in grado di raccomandarla anche adaltri medici, e segnatamente al Marsilii diPadova , il quale egualmente ne ottennebuoni risultamene. Nel 1787 Rubini posealla prova la luteola, e nuovamente an-cora nel 1 792. Avendone avuti buonissimieffetti, si determinò a pubblicare nel 1 794le sue osservazioni. Da lui sappiamo chela luteola cannabina ha la proprietà ditroncare le felibri intermittenti, esistentida più mesi e ribelli ad ogni trattamentoed alla china. Dice per altro che si deevalutarne la efficacia soltanto contro leintermittenti dette vere, cioè, quelle pro-dotte da miasmi paludosi, le quali re-gnano per lo più epidemicamente. Nellefebbri perniciose complicale con gastri-cismo ha un vantaggio deciso sulla china,e non abbisogna di essere aiutata conemetici o con altri rimedii.

Nelle febbri intermittenti spurie, cioè,in quelle dipendenti da altre cause, ocomplicate con altri vi zi i, non porta verunsollievo. Fa rilevare ancora lo stesso au-tore, che talvolta, a troppa dose, negli sto-machi deboli promuove il vomito ; talorasi accresce sotto il di lei uso il numerodelle pulsazioni arteriose tanto da fingereil moto febbrile, pel che crede che abbia