Macchila
spésso si incontrano utensili complicati omacchine molto semplici, così da rimaner-sene incerti quale dei due nomi possa lo-ro meglio convenire. In questo articolopertanto parleremo delle macchine in ge-nerale, nel senso proprio particolarmentedi quella parola, senza però farci riguardodi toccare anche talvolta quanto spettaagli utensili, quando ci sembrerà richie-derlo lo stretto legame che gli unisce allemacchine.
Innanzi però di considerare queste sot-to 1’ aspetto meccanico, che sarà soggettod’ un altro articolo, prenderemo ad esami-narle ora sotto l’aspetto generale della utislità loro, e difenderle dalle accuse di quelliche, mentre ne godono i vantaggi, le con-siderano uno dei mali del nostro tempo,oggiugnendo più estese e minuti conside-razioni a quelle fatte nel Dizionario , enel Discorso preliminare che lo precede( T. I, pag. XXVII ) ed a questo mede-simo articolo (T. Vili, pag. 71).
I vantaggi che le macchine sembranorecare nelle manifatture sembrano deriva-re da quattro cause principali, cioè :
i.° La forza aggiunta a quella del-F uomo ;
2. 0 La facilitazione dei lavori ;
3 .° L’economia del tempo degli operai ;
4 -° La riduzione in prodotti di valoredi materie che altrimenti sarebbero inutili.
Esamineremo separatamente F impor-tanza di ognuna di queste cause sull’ in-dustria e sull’ incivilimento.
1 Fona aggiunta a quella dell ’ uomo.Questa sola indicazione dee richiamare alpensiero le ingenti forze che provengonodall’ uso degli animali, dell’ acqua, delvapore, del vento, aiuti possenti che ren-dono possibili giganteschi lavori, spropor-zionati affatto alla forza dell’ uomo, e sol-levano questo dalle più gravi fatiche. An-che indipendentemente però da quellemotrici, altre macchine contribuiscono
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all’ effetto onde qui abbiamo a parlare,assistendolo in guisa che con la forza suanaturale produca un effetto assai più con-siderevole che non lo avrebbe potuto sen-za di esse.
La costruzione dei templi, dei palagi,delle tombe, sembra avere segnato finodalla origine delle società umane i primipassi nell’ incivilimento. Gli enormi massidi marmo, trasportati con tanta fatica dal-le loro cave, e divenuti strumenti dellagrandezza o della pietà dei costruttoridi tali edifizii eccitano la meraviglia deiposteri, anche dopo che si è dimenticatolo scopo di questi monumenti ed il nomedei loro foodatori. Ora è certo che permuovere quelle grandi masse sono ab-bisognati varii gradi di forza, secondo lecognizioni meccaniche degli operai impie-gati a tal uopo ; poiché in una operazionedi tal genere, la necessaria energia delmotore dipende interamente dalle diversocircostanze nelle quali si eseguisce F ope-razione.
Supponiamo che si dovesse trasportareun masso di pietra di 1080 libbre. Pertrascinare questa pietra sopra una super-fìcie orizzontale pure di pietra orizzontalelavorata, è necessaria una forza di 738libbre. Per trascinarla sopra travi di legno,basta una forza di libbre 652 . Postala so-pra una piatta-forma di legno, e trascinatasul legno, cede ad una forza di libbre606, che fu ridotta a libbre 182 insapo-nando le due superficie di legno che do-vevano strisciare una sull’ altra. Posta so-pra due cilindri o rotoli di 5 pollici didiametro, e fatta muovere sopra un pianodi pietra, bastarono libbre 34 di forza, elibbre 28, se i rotoli scorrevano sopratravi di legno, e finalmente a libbre 22se i cilindri erano situati su due travi dilegno.
Da questi esperimenti risulta, che pertrascinare una pietra sopra un terreno