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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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Macchina.

essere adottata generalmente nell" industria,se non in quanto serve a diminuire il la-voro necessario per compiere un oggettoqualunque di falliliicazione. Ma se pro-duce un tale effetto, quegli che la faagire ribassa subito il prezzo per esten-dere maggiormente la vendita dei suoiprodotti, e ritrarre dalla sua macchina ilmaggior vantaggio possibile. Allora biso-gna che i di lui concorrenti si servanopure delle nuova macchina : quindi perquesta rivalità commerciale la fabbricazio-ne cresce, ed il prezzo dell’ oggetto fabbri-cato ribassa sempre più, finché il capitaleimpiegato nel nuovo sistema di fabbrica-zione non frutti più di quello che ren-deva nell’ antico sistema. E vero adun-que che l’introduzione delle macchine hauna prima tendenza a sopprimere unacerta quantità di mano d’ opera ; ma poi-ché nel tempo stesso questa introduzionefa ribassare il prezzo dell’ oggetto fabbri-calo, e ne cresce quindi il consumo, cosiquesto aumento di consumo assorbe im-mediatamente in parte, e qualche voltaanco in totalità quel lavoro manuale, chealtrimenti avrebbe dovuto dirigersi versoun altro genere d’ industria.

Per far ben comprendere come l’effettod’ ogni nuova macchina sia di scemare illavoro necessario per la produzione diuna stessa quantità di oggetti manifatturati,figuriamoci una società nella quale il lavo-ro non fosse diviso come nelle società in-civilite, di maniera che ogni individuo fab-bricasse di per sé gli oggetti ch’egli consu-ma : supponiamo che ognuno lavorassedieci ore al giorno, e che una di questeore fosse impiegata nel fare scarpe. Sevenisse inventato uno strumento od unamacchina, col mezzo della quale si potes-sero fare queste scarpe in mezz’ ora, èchiaro che ogni membro della società go-derebbe degli stessi vantaggi di prima, la-vorando nove ore e mezza al giorno.

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Ora se vogliamo provare, che l’in-troduzione delle macchine non iscema laquantità totale del lavoro prodotto in ge-nerale, dobbiamo ricorrere a qualche altroprincipio dedotto dalla nostra propria na-tura, cioè a quella cagione, qualunquesia, che eccita 1’ attività dell’ uomo, e cheopera sopra di lui con maggior energia,quando vede che ottiene la stessa quantitàdi agiatezze con minore lavoro. Allora po-tendo disporre di tutto il suo tempo, puòimpiegarlo nell’ inventare nuovi strumentiper altri rami di lavoro abituale. Cosi nellasocietà che abbiamo presa ad esempio,quegli che ordinariamente lavorava dieciore al giorno, impiegherà la mezz’ ora cherisparmia con la macchina nel cercare imezzi di soddisfare ad altri suoi bisogni :e siccome per ogni nuova macchina piùfacile diverrà questa soddisfazione, cosìsi creerà bisogni di nuove agiatezze, lequali poi, per 1’ abitudine di goderne, di-venteranno bisogni di prima necessità.

Nei paesi ove le occupazioni sono se-parate, e la divisione del lavoro è organiz-zata in sistema, i perfezionamenti mecca-nici hanno tutti per risultamento definitivod’ aumentare la richiesta d’ operai adattatialla fabbricazione. Spesso il nuovo modod’ operare, nei primi momenti in cui vie-ne introdotto, richiede maggiore abilità del-1’ antico, e disgraziatamente gli operai checonoscevano 1’ antica maniera, non hannosempre le qualità che richiede la nuova :quindi è che ci vuole un certo tempo pri-ma che lo sviluppo della produzione pos-sa somministrare lavoro a tutta questaclasse riformata. Questa soppressione in-slantanea di una porzione del lavoro ma-nuale, produce un male più o meno du-revole nella classe degli operai considerataingenerale: quindi importa moltissimo perla sua felicità, che conosca bene questoeffetto dell’ introduzione delle macchine,e possa anticipatamente prevederlo, in