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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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24}4 JLi Centi*

troppo, si fondono nò più si saldano ; al-trimenti 1’ acciaio che ne risulta lavorasi,come il ferro, riuscendo però più fragile.Poi conviene costruire gli utensili, tempe-rarli, affilarli e brunirli, le quali due ulti-me operazioni senza le macchine costereb-bero più che la fabbricazione dell’ utensile.Ruote immense che si muovono con pro-digiosa rapidità eseguiscono la prima poli-tura e 1’ affilamento con ispesa quasi in-calcolabile. Tutte queste operazioni oc-corrono per fare un coltello, che poi sivende un franco e 20 centesimi. Un girod’ una ruota, un colpo d’ una macchina,fa maggior lavoro in un secondo che unuomo in un mese. Così Fini coslrusseuna macchina che lavora duecento ferridi cavallo all’ ora. Nè simili macchineriescono dannose, che assai più genti sen-,za confronto sono oggidì occupate a la-vorare il ferro che se le macchine nonavessero mai esistito, che allora il ferronon si potrebbe dare a prezzo sì modicoda renderne 1 ’ uso generale. Da questobasso prezzo ne vengono le migliaia dioggetti di ferro pcgli usi domestici ; peresso si fanno tubi, barche, ponti, strade,case di ferro; il basso prezzo fornisce agliartigiani quegli utensili proprii di ciascunaarte che possono provvedersi sacrifican-do il solo guadagno di pochi giorni,laddove invece se fossero fatti a mano,quantunque sien quelli che loro proveggo-no il ritto, non potrebbero procacciarseli,che al loro mollo valore non basterebberoa supplir^ i salarii. Le mannaie, le seghe,i chiodi, le trivelle assorbirebbero tutto ilguadagno del legnaiuolo ; così ne’ paesiselvaggi molti andrebber beati di possedereun vaso di lamierino di ferro, il quale si hain Inghilterra per pochi centesimi. Nel 1788si lavorarono in Inghilterra settantamila ton-nellate di ferro e se ne introdussero altresettantasettemila dalla Svezia e dalla Russia .Nel 1 83 o lavoraronsi in Inghilterra sessan-

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lamila tonnellate di ferro, sicché in mezzo)secolo la quantità di lavoro aumentò di cir-ca nove volte. Quasi tutti quelli che si oc-cupano nelle manipolazioni del ferro lodevono alle macchine. Senza le macchinesoffianti il colie non poteva adoperarsi, esiccome il carbone di legna andava man-cando, in 45 anni la fabbricazione del ferroera diminuita d’ un quarto. Se tale statoavesse continuato, il ferro ed il carbonefòssile, che formano le due principali ric-chezze del suolo inglese , sarebbero giacentied inoperosi nelle miniere.

Che se dall’ Inghilterra passiamo unmomento alla Francia , vedremo come iviL 00 officine a carbone di legna non dienoneppure il quarto di ferro delle officineinglesi a colie. Dal che risulta 1 ’ utilità di(pici combustibile. Così le cave fornisco-no alle officine del ferro il combustibile,queste rendono in cambio strade di fer-ro, macchine a vapore semoventi, trombe,utensili, le quali cose tutte senza il carbonerisulterebbero a carissimo prezzo, sicchéscarsissimo utile, ne trarrebbero le arti, edappena uno su cinquanta potrebbe riscal-darsi nel verno. Vediamo un momento chemai farebbero gli uomini ridotti a scavareil carbone fossile con le vanghe.

Se le macchine più non esistessero, lecave sarebbero piene d’acqua, e ciò acca-derebbe nella maggior parte di esse se siarrestassero le macchine una sola settimana.Supponiamo che l’operaio abbia la fortunadi conoscere esattamente il luogo ove po-trà trovare il carbone, cognizione difficilis-sima ad acquistarsi anche dai più espertiin un paese non ancora investigato ; madiasi pure per superata simile difficoltà cheal lavoratore ne rimarranno ben altre.

Arriva quindi al luogo ricercalo, e tro-vasi esattamente sulla iena di carbone, laquale è posta a sole cento braccia di pro-fondità nel terreno, cui arriverà in brevetempo. Dà mano al lavoro; leva con la