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Quest’acqua però, di cui si potevano aver-ne diecimila piote per soli 20 centesimi,non poteva senza immense spese recarsialle case, sicché non se ne adoperava chepiccola parte, mentre per portarne solo 5 opinte per ciascuna delle ventimila case sa-rebbero occorsi dodicimila uomini. Oggimacchine a vapore innalzano 1’ acqua chepoi con tubi ben disposti si fa circolaredove occorre. I portatori d’acqua rimase-ro privi di guadagno ; ma i fabbricatori ditubi, i lavoratori di macchine, gli operaiincaricati dell’ adattamento, ed altri, neebbero notevole vantaggio, e cosi vi hasempre compenso.
Mi dove 1 ’ utilità delle macchine brillanella maggior luce, 0 in quanto riguarda ilcotone, un tempo oggetto di lusso. Allor-ché i mari dell’ Indie si apersero ai vascellieuropei, i Portoghesi, gli Olandesi e gl’in-glesi recarono i tessuti di cotone, serbandoloro il nome di calicò e mussolini. Nelsecolo XV I lavoravansi già in Italia tes-suti di cotone greggio tratto dall’ Indie, enel XVII questa fabbricazione s’intro-dusse anche in Francia . Il dispotismo el’intolleranza cacciando di là i protestanti,inviò all’ Inghilterra i migliori operai chefurono agli altri maestri ed istitutori. Letelerie inglesi avevano 1’ ordito di lino, ela trama soltanto di cotone filato a manosulla conocchia. Lo si riduceva prima inlucignolo, vale a dire grosso come il can-none di una penna da scrivere, poscia infilo stirandolo ; ma questo metodo era sìlento che ai tessitori mancava il filo perlavorare. Il telaio era anch’esso imperfetto,non potevano con esso farsi altri drappi,che i così detti frustagni, d’ altezza nonmaggiore di tre piedi e continuovasi a rice-vere i calicò ed i mussolini dall’ Indie. Inun paese però ove gli uomini hanno im-parato a pensare, ed ove è vivissimo 1’ a-more per l’industria, non possono avervibraccia o materiali inoperosi, che non sor-
Macchina
ga nuova invenzione a porvi riparo. Dicesiche nel 1703, siensi istituite macchine dafilare a Northampton ; nel 1753 Earnshawimaginò un meccanismo a tal fine, che poidistrusse pel falso timore di torre il vittoagli operai.
Nel 1769 Riccardo Arkwright, barbieredi Preston, inventò il principale meccani-smo della macchina da filare il cotone, econ ciò diede lavoro a circa due milionid’individui, invece di cinquanta mila cheprima si occupavano di questo ramo in-dustriale ; poscia, mediante nuovi trovati,fece che l’importazione del cotone greg-gio dall’ Indie, che prima era di due mi-lioni all’ anno, crescesse fino a duecentomilioni, pose in attività sei milioni di fusiin luogo di cinquantamila e 1’ annuo pro-dotto della fabbricazione che era di 5 mi-lioni di franchi crebbe a 864 milioni.
Pensò che invece di una sola ruota chedà un solo filo di cotone per volta, nèfornisce che circa due once di filo in 4ore, potevansi far girare molte ruote dacui partissero più centinaia di fili ad untratto. Conveniva però dare a tutte questeruote che filavano tanti fili 1 ’ azione delledue mani che slrignendo fra le dita unlucignolo di cotone a piccola distanza lorendono più fino a misura che lo stirano.Fece egli a tal uopo passare il lucignolofra cilindri appaiati a foggia di laminatoi,dando a ciascun paio ditferenti velocità esempre crescenti, sicché il lucignolo si vapoco a poco allungando. La finezza cuisi riduce il cotone in tal modo è taleche da una libbra di cotone si ottengono278 matasse di filo, che danno la lunghez-za di 1 3 2 miglia inglesi. La macchinacammina sì rapidamente che un filo deipiù fini da farne trine e merletti passa inmezzo la fiamma di una lampana, nè siabbrucia che la caluggine ond’ è coperto.La velocità del filo è tale che sembra im-mobile e pare uu prodigio come non arda.