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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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Macchina

Tali macchine diedero il mezzo di lavora-re i tessuti di miglior quantità degl’Indianied a prezzo tanto minore che torna utileinviarne loro una parte, ad onta dellespese del doppio trasporto ad una distanzadi 14 mila miglia e dei varii dazii ondeson caricati. Ed ecco per l’invenzione diun solo uomo, per la introduzione diuna macchina, cangiato il commercio delmondo.

Ora chi non vede che la differenza diprezzo fra il cotone comperato greggio evenduto lavorato, è un guadagno che ar-ricchisce la nazione manifattrice che puòcon esso procurarsi gli oggetti di cui difettapei suoi bisogni o pel suo lusso ? Inoltrenell’ interno dell’ Inghilterra si consumanoogni anno quattrocento milioni d’aune ditela (a) che divisi in venticinque milioni diabitanti sommano a circa i6 aune per ca-dauno, quando invece, calcolando dietro ladifferenza del prezzo, ottanta anni fa nonne toccava che un terzo per cadauno, il chequanto debba influire sulla mondezza e sa-lubrità è inutile far riflettere. Le filatriciperdettero un’ occasione di lavoro, ma sene dischiusero cento all’ uomo laboriosoed attivo. L’Indiano non lavora più pernoi i calicò ; ma ha ben di che occuparsinella più estesa coltivazione del cotone :il torchio aiutando a ridurre a minor vo-lume i cotoni con l’imballaggio scema lespese del trasporto di essi, e questa mac-china pone gl’indiani al caso di lottare convantaggio coi Cinesi che, mancando di essa,devono ribassare il prezzo del cotone sevogliono smerciarlo. Il lino, la canapa ela seta sono in gran parte in uguali circo-stanze del cotone, e popoli colti ed incivi-liti, il cui nome taceremo per vergogna,sono riguardo a quelle sostanze ciò chegl’ Indiani sono pel cotone.

(a) L* «una equivale a circa due bracciavenete.

Sappi. Dh. Tecn. T. XIX.

Macchina 397

L’istinto insegna al castoro l’arte difabbricarsi le tane, coi soli mezzi a luidalla natura forniti; l’uomo ha la ragionecol cui aiuto si crea nuovi mezzi che gliservono ad eseguire ciò che non potrebbeda sè. Le piramidi, lavori faticosissimi quan-to inutili, sono l’esempio della miseria nongià della dovizia di quelle arti che occu-pavano centomila operai per 20 anni senzaprofitto veruno ; che se voglionsi riguar-dar utili quali monumenti, giova però sem-pre che anche questi sian fatti nel modopiù sollecito ed economico. Il trasportodi un masso di pietra può ridursi ad uncentesimo della forza necessaria per muo-verlo a mano. Il legname è nel medesimocaso, sicché in alcuni paesi lo si bruciaperchè manca di smercio, attese le ingentispese che cagionerebbe il trasporto. Altro-ve basta gettarlo nell’ acqua, la correntelo trasporta, lo sega e lo porta ridotto intavole al luogo, ove dee porsi in lavoro. Imattoni si fanno impastando la creta conmacine a cavallo e ponendola negli stampi,in paesi ove senza tali aiuti sarebbero costo-sissimi. Quanti varii utensili non usa il fale-gname, quante sorta di pialle, di scalpelli,di sgorbie, di seghe, ed altro? Servongliquesti ad economizzare il materiale,a facili-tare il lavoro, riducendolo ad una perfezio-ne non altrimenti ottenibile. Senza questiutensili quanto non costerebbe la costru-zione delle case, e quanto pochi sarebberoal caso di averne una ! Nei paesi incivilitianche le persone meno ricche sono fornitedi tutte quelle agiatezze che non si tengonoin verun conto per la facilità di procurar-sele, ma dalla cui mancanza nascerebberoinfiniti disordini ed incomodi.

Molti lavori trovansi nelle botteghedei minutieri, il cui basso prezzo pare unenigma, ed è frutto solo delle macchine.Le mobiglie si fanno a braccia, ma conbene adattati utensili e si coprono con le-gni stranieri che vengono a noi portati38