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Tomo XXXIII. [Supplimento.]
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questo fatto venne posto in piena evi-denza recentemente da Faraday, le cuiconsiderazioni riferiamo qui per le ragioniche già adducemmo in addietro.

La caldaia onde egli faceva uso, e cheè di proprietà dell’ Inslituto di Londra ,poteva contenere circa io galloni (44 5 '“ 6)di acqua, e permetteva di ridurne in va-pore la metà. Aveva un tubo lungo 4 pie-di e mezzo (t, m 5 y) alla cui estremità era-vi un rubinetto ed un globo di metallo,che chiameremo globo a vapore, la cui ca-pacità era di 0 2 pollici cubici ( 32 , ccnU 384 )e presentava un orifizio cui si potevanofissare apparecchi di varie forme per dareuscita al vapore, vedesi questo globo dise-gnato nella fig. 9 nella scala di 1/4 delledimensioni indicate da Faraday. Nella stes-sa scala sono pure le altre figure io, i 1,12 e 1 5 degli altri apparali adoperati daesso. Potevasi quindi fissare il globo avapore con un rubinetto e lasciar passareattraverso questo il vapore od anche invi-tarvi un tubo di legno od inserirvi unpiccolo tubo di metallo o di vetro in unturacciolo di sovero. In questo caso lauscita del vapore attraverso il globo ed iltubo di metallo era tanto grande relativa-mente che si potevano riguardare comeparte della caldaia, la ultima uscita dive-nendo 1’ ostacolo contro al quale facevasiun sensibile attrito. Un altro pezzo pelquale poteva uscire il vapore era quelloche vedesi nella fig. 1 o, e consisteva in untubo di metallo a terminato con un im-buto b pure di metallo e che aveva uncono c il quale avanzavasi più o menonell’ imbuto mediante una vite, sicché ilvapore nel precipitarsi al di fuori venivaad urtare contro questo cono, il quale po-tevasi mettere in comunicazione con l’im-buto o con la caldaia od anche lasciarsiisolato.

Un altro pezzo da adattarsi alla cimadel globo era quello della fig. 11, vale

Macchina

a dire un tubo a con un robinetto b al disopra che comunical a con un serbatoio c,mediante la quale disposizione si potevaintrodurre qualsiasi liquido nel luogo perdove passava il vapore che lo traeva seco.

Un’ altra forma di scaricatore o spilloche si vede nella fig. 1 2, consisteva in unacapacità cilindrica a, nella quale potevansiintrodurre diversi liquidi, per modo chequando i robinetti erano aperti, il vaporevenendo dal globo entrava in questa ca-pacità, e, traendo seco ciò che vi trovava,

10 portava nell’ultimo passaggio o contro

11 cono, secondo la maniera come si eradisposto 1 ’ apparato. Chiameremo semprela capacità a la camera dal vapore.

La pressione adoperata da Faraday fudi 8 a 1 3 pollici di mercurio, cioè di ìdi atmosfera. La caldaia venne posta so-pra tre sostegni isolanti di gomma lacca,e comunicava col camino, mediante untubo mobile a volontà. Adoperava egli percombustibile coke e carbone di legna, el’isolamento era così perfetto, che quandola caldaia comunicava con 1’ elettrometroa foglie d’oro caricato, la divergenza nellefoglie non subiva alcuna alterazione nè perla presenza di un fuoco molto attivo, nèper lo svolgimento degli abbondanti pro-dotti della combustione.

In due maniere possono studiarsi glieffetti della elettricità prodotta dalla cor-rente del vapore; osservando, cioè, lo statodella caldaia isolata o quello del vapore,lo stato elettrico in questi due casi es-sendo sempre contrario. Faraday fissòalla caldaia un elettrometro a foglie d’oroed un elettrometro che produceva la sca-rica. Il primo indicava quella carica chenon era sufficiente a produrre una scin-tilla ; 1’ altro col numero di scintille bal-zate in un tempo dato indicava la forzadella elettricità sviluppatasi. Si conoscevalo stato del vapore o facendolo passare at-traverso un tubo isolalo con diaframmi