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Tomo XXXVII. [Supplimento.]
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posto in vendita a 5 scellini all’ oncia,e restò invenduto ; in seguito, per unaccomodamento particolare, come poi siseppe, fu venduto 4 scellini ed anche 4, 6all’ oncia. Dopo quel tempo il prezzo nescese a scellini i, 6, ed anche a i : e 1’ a-speltativa di un nuovo carico faceva pre-vedere un nuovo ribasso fino al prezzoche correva nel luglio i83i.

Ora è importante osservare che nel no-vembre i85i, cioè al tempo di massimofavore per la speculazione, tutta la quan-tità di quell’ olio che era a Londra , eranelle mani di poche persone, e che le ven-dite erano frequenti, perchè ognuno cer-cava di realizzare il proprio guadagno. Siaggiunga di più, che la quanti'à importatadopo quel tempo fu conside .volissima.

Quasi in conferma dt. latto precedenteaggiugneremo, che nel tempo medesimoaccadde lo stesso del prezzo della canfora.

Possiamo acquistare idea chiara del mo-do come i prezzi d’una mercanzia si ugua-gliano a misura che cresce il numerodei mercanti, esaminando il prezzo deivarii fondi pubblici che si negoziano allaborsa di Londra , Siccome moltissimi dan-no il 3 per ioo, chiunque vuol vendereal 3 per ioo trova sempre un acquirentead un ottavo per cento al disotto del prez-zo corrente : ma quelli che vogliono ne-goziare azioni della Banca o altri fondidi più limitata circolazione, si trovano co-stretti a fare una perdila otto o dieci voltemaggiore.

Simili speculazioni si fanno frequente-mente sull’ olio, sul sevo e sopra altrederrate ; e tutte partono dal principio dicomperare tutta la mercanzia che è attual-mente in vendita, e di accomodarsi antici-patamente per la compera dei prossimi ar-rivi ; il che prova che i capitalisti pensanogeneralmente, che la mercanzia può ven-dersi a un prezzo medio più alto, quandoè nelle mani di poche persone.

Mercanzia 5i

All’ articolo Durabit.ità in questo Sup-plimento vedemmo come grandemente in-fluisca sul prezzo delle mercantanzie an-che il grado in cui posseggono una taleproprietà.

Prima di abbandonare questo argomen-to, crediamo utile dar qualche cenno in-torno ad un pregiudizio che reca talvoltanon poco danno all’ industria di alcunipaesi, ed è la ingiusta preferenza che tal-volta si accorda alle mercatanzie esteresolo perchè sono tali. E bene si noti alvalore di queste nostre parole, imperocchénon vorressimo mai, come alcuni propose-ro, ed altri anche fecero, che si ricorressea mezzi coercitivi per obbligare a valersi dioggetti nazionali, perche questo, il dicemmoaltrove più volte e lo ripetiamo, è il veromodo di proteggere 1’ ignavia e di far sìche i manifattori, sicuri di vendere i loroprodotti non si curino affatto di miglio-rarli, col che si viene a rendere stazionariele arti. Se i fabbricatori di una nazioneinvece non potranno più vendere le loromercanzie per la inferiorità di queste, sa-ranno costretti dal più forte movente, cioèda quello dell’ interesse, a migliorar i lorometodi, più assai che da qualsiasi eccita-mento di speranza di premio o di elogio.Il pregiudizio però onde qui intendiamoparlare, si è quello pel quale, ad uguaglian-za di merito, si preferiscono le estere mer-catanzie; pel quale si comperano le pri-me quando sono mascherate con 1’ appa-renza delle seconde; pel quale si rifiutanofra noi quegli oggetti che ricercansi in-vece a preferenza dagli esteri. Così le stoffeliscie ed operate di Como , le calze, i veli, ivelluti, i damaschi di Milano , le sete dop-pie o gros e le marcelline di Napoli , equelle da cucire delle due Sicilie, sono ri-cercatissime dagli esteri, e non pregiate ab-bastanza nei paesi che le producono. Co-me tutti i pregiudizi, sarà anche questomolto difficile a sradicarsi ; ma non per