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il piccolo ponte San Martino , nel luogo iove sorge oggidì la fiera di San Martino. II mercanti che frequentavano questo mer- :cato furono esenti da imposte per tre anni,essendo ordinato agli uffiziali del fisco dinon riscuotervi alcuna delle gabelle chesolevano imporsi al commercio. Eranoqueste il navigios o diritto di navigazionesulla Senna ; il porlaticos che si esigevaal momento dello sbarco ; il ponlaticoso pedaggio dei ponti ; il rivaticos che sipagava per la stazione delle barche allariva ; il rotaticos ossia il passaggio sullestrade di terra ; il vullaticos , gabella chesi riferiva, per quanto si crede, al collo-camento delle mercanzie nelle cantine avolta ; il temonaticos tassa che si esigevada quelli che vendevano le mercanzie sul-la vettura stessa ; il chespelalicos , impo-sta destinata a indennizzare i proprietarii,le cui terre avevano sofferto pel passag-gio delle vetture ; il pulveralicos , che sidoveva pegli oggetti suscettibili di esserepolverizzati ; il foralicos contribuzionespecialmente applicata ai vini di altri pae-si ; il mestaticos dazio pel miscuglio delvino ; il mutaticos , dazio sul movimen-to ; il laudaticos , tassa che si riscuotevaper lo stridore le mercanzie, e pel lodarleche faceva il venditore ; il saumalicos tas-sa pagata dalle merci portate dalle bestieda soma o a dosso d’uomo ; il salutaticosdono fatto al conte nel venire a fargli ilsaluto ; finalmente il passionaiicos , ed erauna tassa di transito che pagavasi dai mer-canti che attraversavano la città.
Come dappertutto, 1 ’ importanza deimercati andò aumentando a Parigi in pro-porzione al crescere della popolazione del-la città. Non tardarono quindi a molti-plicarsi, e si vide successivamente stabi-lirsene uno sulla piazza della Greve, unaltro, detto mercato Palli, ove si vendeva-no i grani, F erbe ed i legumi : il mercatodegli Innocenti ed altri. In que’tempi però
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nulla v’ era di più ributtante ed insalubre;tutte le derrate vi erano ammassale confu-samente in luoghi piccoli e chiusi ; alcunemal costruite tettoie non bastavano a ripa-rare le merci dalle intemperie ; la pesche-ria mandava fetidi odori e le strade adia-centi, strette, tortuose, coperte di ogni sor-ta d’immondizie attraversate da rigagnolidi acque fangose e sanguinolenti, imgom-bre dalle carrette e dalle vetture che oc-correvano pel servigio del mercato, nonpresentavano che un mezzo di circolazio-ne incomodo e pericoloso.
Fino al regno di Francesco primo imercati non provarono verun cangiamentonotabile. Quel principe intraprese di farliricostruire ; ma non furono terminati chesotto Enrico II . A quel tempo le fiere diSan Germano e di San Lorenzo erano intutto il loro splendore. Sotto Luigi XYil numero dei mercati era assai grande aParigi , la popolazione essendo già moltonumerosa e F approvvigionamento di essaformando un oggetto di molta importan-za.-Il consumo di quella città nelle annateordinarie era di goo moggia di sale, i 2,800moggia di grano, 100,000 buoi o vacche ;120,000 vitelli; 54 ,ooo castrati; 52,400maiali ; 34 ,000 baccalà ; 35 ,000 barili diarringhe ; 5 , 5 oo barili di salomone salato;i, 5 oo barili di sardelle salate; 4 2 i 000moggia di carbone; 4 a 5 oo,ooo carri dilegna; 3 , 3 oo moggia di avena ; 11,000fasci di fieno, paglia ed altro.
Da quel momento F amministrazioneadottò pei varii mercati e pel generale ap-provvigionamento della città di Parigi unsistema di ordine e di previdenza che ten-deva ad assicurare F arrivo e la venditadelle derrate, ed a mantenere ciascun ramodi commercio nei suoi statuti e nei suoiprivilegi!. Nel 1791, essendosi proclamatala libertà del commercio, si distrussero gli1 statuti e i privilegii delle varie corporazioni,1 e si passò istantaneamente da un sistema